Italia Nostra

Aree protette, Italia Nostra e la riforma della legge 394/1991

7 Agosto 2026

Il 6 agosto 2026 il presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci, è intervenuto alla trasmissione di Radio 1 L’Italia in Diretta per illustrare le proposte dell’associazione sulla riforma della legge quadro sulle aree protette e sulle prospettive di sviluppo dei parchi e delle aree marine protette nel nostro Paese.

La legge quadro sulle aree protette, la 394/1991, ha rappresentato una svolta fondamentale per la tutela della natura in Italia. A distanza di oltre trent’anni, tuttavia, appare necessario un suo aggiornamento per affrontare le nuove sfide ambientali, rafforzare la governance delle aree protette e rispondere agli obiettivi fissati dall’Unione Europea in materia di biodiversità.

Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda l’allineamento dell’Italia agli obiettivi fissati dalla Strategia europea per la biodiversità, che prevede entro il 2030 la tutela del 30% del territorio terrestre e marino. Secondo Croci, il nostro Paese è ancora lontano da questo traguardo e occorre accelerare il percorso di istituzione e rafforzamento delle aree protette. Non si tratta soltanto di aumentare le superfici tutelate, ma di rendere più efficace la loro gestione, dotandole di risorse economiche adeguate e di modelli di governance capaci di garantire maggiore indipendenza e competenza.

Italia Nostra sottolinea infatti come la gestione dei parchi debba essere meno condizionata da logiche politiche e maggiormente orientata alla tutela del territorio, valorizzando anche il ruolo delle associazioni ambientaliste e della società civile.

Natura e cultura: una visione integrata del territorio

Per l’associazione, i parchi rappresentano molto più che semplici strumenti di conservazione della biodiversità. Essi devono essere considerati luoghi nei quali ambiente, storia, cultura, tradizioni e identità locali si intrecciano e si rafforzano reciprocamente.

La protezione della natura non può quindi essere separata dalla salvaguardia del patrimonio culturale materiale e immateriale. Il paesaggio va interpretato come un insieme unitario, nel quale gli aspetti ecologici, storici e umani concorrono a definire l’unicità dei territori e il loro valore per le comunità locali.

Aree marine protette: una priorità ancora da sviluppare

Le stesse considerazioni valgono per il mare. In questo ambito l’Italia presenta un ritardo ancora maggiore rispetto agli obiettivi europei, con una quota di aree marine protette ancora lontana dal 30% previsto per il 2030.

Croci evidenzia l’importanza di una pianificazione integrata tra territorio costiero e ambiente marino, capace di mettere in relazione ecosistemi che spesso costituiscono un unico sistema ambientale.

Tra gli esempi citati vi è la proposta avanzata da Italia Nostra per una nuova area marina protetta nella zona di Brucoli, tra Augusta e Siracusa. Ulteriori opportunità potrebbero riguardare anche l’arcipelago delle Eolie, caratterizzato da elevati valori naturalistici e paesaggistici.

Le aree marine protette non sono spazi interdetti ai cittadini, ma territori regolamentati nei quali le attività umane devono svolgersi in modo compatibile con la conservazione della biodiversità e con la riproduzione delle specie marine. La fruizione è possibile, purché avvenga nel rispetto degli ecosistemi.

L’economia dei parchi come opportunità di sviluppo

Uno degli argomenti più frequentemente utilizzati contro la creazione di nuove aree protette riguarda il presunto impatto negativo sulle attività economiche.

L’esperienza maturata negli ultimi decenni dimostra invece il contrario. Dove nascono i parchi si sviluppa spesso una vera e propria “economia del parco”, fondata sulla valorizzazione delle risorse locali e sulla qualità ambientale.

Turismo sostenibile, agricoltura di qualità, produzioni tipiche, artigianato locale e servizi legati alla valorizzazione del territorio possono generare nuove opportunità economiche e occupazionali. In molti casi, inoltre, il marchio del parco diventa uno strumento capace di rafforzare l’identità e la riconoscibilità dei prodotti locali.

Particolarmente significativa è la situazione del Parco degli Iblei, il cui percorso di attuazione è stato recentemente rilanciato dal Ministero dell’Ambiente dopo anni di attesa. Anche in questo caso, osserva Croci, le resistenze iniziali provenienti da alcune amministrazioni e categorie economiche rischiano di oscurare le potenzialità di un progetto che potrebbe contribuire alla crescita sostenibile dell’intero territorio.

Più lavoro per i giovani e nuove attività sostenibili

Secondo Italia Nostra, i parchi possono diventare anche strumenti efficaci per contrastare lo spopolamento e favorire nuove occasioni di lavoro, soprattutto per le giovani generazioni.

Le attività economiche compatibili con la tutela ambientale consentono infatti di creare occupazione stabile e qualificata, favorendo la nascita di imprese legate all’accoglienza, alla valorizzazione culturale, all’agricoltura sostenibile e alla gestione del patrimonio naturale.

Al contrario, modelli di sviluppo che consumano irreversibilmente il territorio finiscono spesso per compromettere le stesse risorse sulle quali potrebbe fondarsi una crescita duratura. L’Italia, sottolinea Croci, possiede un patrimonio paesaggistico straordinario che in molti casi è stato alterato senza reali benefici di lungo periodo, generando invece una perdita di opportunità per le comunità locali.

La sfida del ripristino della natura

Accanto alla tutela delle aree protette, assume un ruolo sempre più importante il recupero degli ecosistemi degradati.

In questo senso, la nuova normativa europea sul ripristino della natura rappresenta una grande opportunità. L’Italia è impegnata nella definizione del Piano nazionale per il ripristino della natura, che dovrà individuare gli interventi necessari per il recupero di vaste porzioni di territorio compromesso.

Gli obiettivi fissati dall’Unione Europea prevedono già entro il 2030 azioni di recupero su una quota significativa delle aree degradate, per arrivare entro il 2050 a una rigenerazione su larga scala degli ecosistemi.

Le misure non riguarderanno soltanto gli ambienti naturali e rurali, ma anche le città. L’Europa chiede infatti di arrestare la perdita di aree verdi urbane, salvaguardare la copertura arborea esistente e incrementare progressivamente il verde nelle aree urbanizzate.

Per Italia Nostra si tratta di una sfida decisiva: investire nella natura significa investire nella qualità della vita, nella resilienza climatica, nella tutela del paesaggio e nello sviluppo sostenibile dei territori.

“I parchi devono essere percepiti come un’opportunità e non come un vincolo – ha concluso Croci – La tutela dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità può generare valore economico, sociale e culturale, contribuendo a costruire un modello di sviluppo più equilibrato e duraturo per il nostro Paese”.