Di fronte al degrado dell’isola antica, l’Associazione si rivolge alle istituzioni per fermare crolli e ruspe e avviare il recupero del tessuto storico secondo i principi della Conservazione Integrata. Italia Nostra ha rivolto un appello formale (Prot. n. V/6910) in difesa della Città Vecchia di Taranto, indirizzato al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, al Direttore del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale del MiC Luigi La Rocca, all’Arcivescovo Metropolita Mons. Ciro Miniero, al Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, al Presidente della Provincia di Taranto Gianfranco Palmisano e al Sindaco Piero Bitetti. “Salviamo la Città Vecchia di Taranto: sta morendo lentamente” è il grido con cui si apre il documento.
Lo stato di degrado e il decadimento strutturale degli edifici storici
I rilievi condotti sull’antica isola hanno documentato lo stato di degrado e il decadimento strutturale degli edifici storici: murature prive di orizzontamenti che rischiano il ribaltamento, calcareniti aggredite da salsedine e venti di mare, ed emergenze in fase di crollo come il Palazzo Carducci Agustini dell’Antoglietta, l’Oratorio seicentesco di San Paolo (integralmente collassato) e il Palazzo Cervo. Documentata anche la demolizione di edifici storici alle spalle dell’ex studentato, seguita da ricostruzione con edilizia contemporanea.
La proposta di Italia Nostra
Richiamando l’articolo 9 della Costituzione, Italia Nostra chiede di mettere in sicurezza l’edificato storico e di avviarne il recupero funzionale senza abbattimento e ricostruzione, secondo i principi di Conservazione Integrata delle Carte del Restauro del 1964 e del 1972 (Commissione Franceschini) recepiti nel TU 42/2004: rispetto della materia storica, mantenimento degli sviluppi altimetrici, ricorso a tecniche costruttive antiche e tutela del diritto ad abitare dei cittadini nativi. L’Associazione propone inoltre la costituzione di una Comunità Patrimoniale ai sensi della Convenzione di Faro e un tavolo tecnico-istituzionale di confronto. Il messaggio è netto: fermare le ruspe e cambiare rotta, perché la Città Vecchia di Taranto è il cuore della storia delle civiltà del Mediterraneo, patrimonio identitario unico per i suoi abitanti e per l’intera nazione.











