Italia Nostra

Settimana del Patrimonio Culturale di Italia Nostra 2026: una campagna per il patrimonio pubblico storico 

7 Maggio 2026
Settimana del Patrimonio Culturali di Italia Nostra del 2026

La VI edizione della Settimana del Patrimonio Culturali di Italia Nostra del 2026 è dedicata agli edifici pubblici realizzati nel nostro Paese dall’Unità d’Italia al 1980. Un patrimonio spesso sottovalutato o comunque ignorato eppure degno di essere tutelato. Un periodo che abbraccia vari stili architettonici che hanno segnato gli edifici pubblici italiani, influenzati non solo dalle correnti artistiche e architettoniche dell’epoca ma anche dalle svolte politiche, le ambizioni civiche, gli avvenimenti bellici e i continui ripensamenti del rapporto tra Stato, cittadini e spazio urbano. 

 Il Patrimonio degli edifici pubblici 

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio tutela gli edifici pubblici di almeno 70 anni, salvo verifica di non interesse culturale da parte del Ministero. Un periodo su cui si è intervenuti nel 2011 con un decreto-legge (n. 70 del 13/5/2011), tra i tanti di “semplificazione”, che ha allungato il termine di tutela automatica da 50 a 70 anni, facendo di fatto uscire dalla lista dei beni tutelati una serie di edifici pubblici. 

 Si tratta di edifici amministrativi, Ministeri, Regioni, Comuni, Tribunali, Poste e Telegrafi, Stazioni ferroviarie e marittime, Fari e stazioni di segnalazione marittima, Stazioni di trasporto pubblico locale (bus, funicolari, metro, tram, etc.), Aeroporti, Scuole, Musei, Teatri, Cinema, Case di riposo, Impianti sportivi, Colonie, Edilizia popolare, Monumenti ai caduti, etc. Come si può capire, un patrimonio storico e culturale enorme, di grande interesse, fatto di edifici pubblici che rappresentano le istituzioni in ogni regione, anche nelle aree più remote e isolate, e che garantiscono ogni giorno la coesione territoriale e sociale della nostra Repubblica. 

Edifici che coprono un periodo lungo più di un secolo, che testimoniano l’alternarsi di vari stili architettonici: dal tardo neoclassicismo all’eclettismo, dal Liberty all’Art Nouveau, dall’architettura razionalista del ventennio al modernismo, fino al brutalismo e al tardo modernismo. Spesso realizzati e progettati da architetti di chiara fama, che hanno lavorato non solo in Italia ma in tutto il mondo, rappresentando il Made in Italy con grande prestigio e autorevolezza. Per promuovere la tutela di questo patrimonio e favorire l’adesione delle sezioni, la campagna è preceduta da un webinar dedicato proprio ad approfondire la conoscenza dell’architettura di questo periodo. 

 L’Edilizia pubblica dallo Stato liberale fino alle privatizzazioni degli anni 80 del Novecento 

Alla nascita del Regno d’Italia (1861), il nuovo Stato si trovò con un patrimonio edilizio pubblico molto scarso. Per colmare questa mancanza, furono fondamentali due grandi processi di acquisizione: l’incameramento dei beni degli ordini religiosi e l’acquisizione dei beni delle case regnanti degli Stati annessi. 

Già nel Regno di Sardegna, le leggi Siccardi (1850) e i provvedimenti successivi avevano iniziato la soppressione di molti enti ecclesiastici. Dopo l’Unità, il processo proseguì e culminò con la legge del 1866 che soppresse la maggior parte degli ordini religiosi e trasferì allo Stato i loro beni immobili e mobili.