Italia Nostra

Piana dell’Alute: un cortocircuito tecnico e amministrativo

7 Maggio 2026
Piana dell’Alute: un cortocircuito tecnico e amministrativo. Si è conclusa con una netta denuncia di “cortocircuito tecnico e amministrativo” l’audizione dello scorso 30 aprile presso la V Commissione Territorio di Regione Lombardia, promossa dalla Consigliera Chiara Valcepina (Fratelli d’Italia) per fare luce sul futuro della Piana dell’Alute. Al tavolo del confronto, l’associazione Italia Nostra APS e il Comitato “Bormini per l’Alute” hanno smontato la narrazione ufficiale dell’opera, definendola una “bretella urbana” dannosa, evidenziando le gravi responsabilità del Comune di Bormio, il cui Sindaco è risultato il grande assente dell’incontro.

 

La Piana dell’Alute e la tangenzialina di Bormio: l’intervento di Italia Nostra

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Nel corso dell’audizione, Italia Nostra (rappresentata da Massimiliano Greco, presidente del Consiglio Direttivo Regionale  della Lombardia e Antonio Muraca, membro del Collegio dei Probiviri e relatore in questa Commissione) ha presentato un’analisi tecnica dettagliata che fa emergere un paradosso progettuale: l’opera, impropriamente chiamata “tangenzialina”, non è un bypass in grado di alleggerire il centro abitato. Al contrario, si tratta di una bretella di penetrazione che farà confluire i veicoli direttamente nel cuore di Bormio.
“Siamo di fronte a un errore storico e di pianificazione,” ha incalzato Antonio Muraca nel suo intervento per Italia Nostra. “Mentre il PGT prevedeva varianti realmente risolutive – come il tunnel sotto il Monte Vallecetta con sbocco a Uzza, l’unico vero intervento capace di deviare il traffico verso la Valfurva – si è scelto di forzare un tracciato concepito nel 2005 che distruggerà la Piana dell’Alute aggravando la viabilità urbana”.
 

La perdita di scopo dell’infrastruttura

 
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Un altro punto cruciale sollevato in Commissione è la completa perdita di scopo dell’infrastruttura. Finanziata con 7 milioni di euro per servire esclusivamente i Giochi Olimpici 2026, l’opera, come ben esposto e sottolineato dall’avv. Stefano Clementi ( relatore per il comitato dell’Alute) si scontra oggi con la realtà dei fatti: le Olimpiadi si sono concluse e la rete viaria esistente ha retto perfettamente l’impatto dei flussi.
Continuare a forzare la realizzazione di quest’infrastruttura si profila come un potenziale danno erariale. Un rischio già paventato dalla Corte dei Conti (Delibera 68/2025/G), che ha acceso i riflettori sul Fondo opere infrastrutturali, mettendo in guardia contro il pericolo di costruire “cattedrali nel deserto” con costi insostenibili per l’erario pubblico.
Durante il tavolo regionale, la società CAL (Concessioni Autostradali Lombarde) ha confermato di essere in attesa dell’imminente udienza al TAR, ma ha sottolineato un dato politico inequivocabile: il committente formale dell’opera è il Comune di Bormio. La Commissione ha preso atto con forte disappunto dell’assenza della Sindaca Silvia Cavazzi; “Se il Comune non si presenta a difendere l’opera in un’audizione ufficiale, dimostra una grave mancanza di rispetto istituzionale verso la Regione e i cittadini. Spetta ora all’amministrazione comunale la responsabilità politica e amministrativa di abbandonare un progetto privo del supporto del territorio”.
 

Il valore del sito

 
Oltre ai vizi di legittimità procedurale – come i decreti regionali di proroga carenti dei requisiti legali di pubblicazione – Italia Nostra ha ricordato il valore sacro e inviolabile del sito. L’Alute (dall’etimo “Palude”) funge da secoli da bacino naturale di laminazione per le piene del Frodolfo. Persino nelle mappature storiche dei Padri Gesuiti, l’area è sempre stata preservata dalla cementificazione.
Oggi l’Alute, classificata come area agricola sovraccomunale non edificabile, è un habitat vitale e corridoio ecologico (RER), dove nell’aprile 2025 è stata documentata perfino la sosta della cicogna bianca, specie protetta. Un chilometro di asfalto azzererebbe la permeabilità del suolo in aperta violazione dell’Articolo 9 della Costituzione.
“Per Bormio, l’Alute non è un sedime stradale: è il nostro Colosseo. È un bene identitario indivisibile per cui i cittadini hanno già versato oltre 31.000 euro in spese legali,” ha ribadito Muraca.
Italia Nostra e il Comitato Alute rivolgono un appello formale e congiunto:
a.       Alla Regione Lombardia: affinché stralci definitivamente l’opera e ritiri il finanziamento per un’infrastruttura che, perso il requisito di “olimpicità”, si configura come palesemente inutile, dannosa e in conflitto con le reti ecologiche regionali.
b.       Al Comune di Bormio: affinché onori la volontà popolare e il patto millenario con il proprio territorio, rinunciando a un progetto che la storia, l’ecologia e la tecnica hanno già bocciato.
“La politica dell’asfalto a ogni costo è finita”, conclude Italia Nostra. “Lo stralcio della tangenzialina non è una ritirata, ma un atto di saggezza amministrativa. Chiediamo alle istituzioni di proteggere l’Alute da questo errore burocratico”.
 
Ufficio Stampa Italia Nostra APS – Sez. di Sondrio
 
 

Intervento integrale  del delegato di italia Nostra, Antonio Muraca, membro del collegio dei probiviri)

Intervento di Italia Nostra all’Audizione in Regione Lombardia del 30 aprile 2026
Oggetto: Istanza di stralcio della Tangenzialina di Bormio (Lotto B) per carenza di presupposti, vizi di legittimità e tutela dell’identità territoriale.
“Onorevoli membri della Commissione, Signor Presidente, e un ringraziamento al Consigliere Valcepina per questo spazio di democrazia. Parlo a nome di Italia Nostra e di una comunità che oggi, 30 aprile 2026, non difende solo un prato, ma l’anima stessa di Bormio. Siamo qui per dirvi che la Tangenzialina dell’Alute è un errore storico, oltre che un ‘fantasma giuridico’ privo di ogni efficacia legale.
 

1. Il Genius Loci: Alute è Bormio

Dobbiamo partire dal nome. Alute significa ‘Palude’. Non è un caso etimologico, è la carta d’identità idrogeologica di questa terra. Da secoli, la Piana dell’Alute funge da bacino di laminazione naturale per le piene del Frodolfo. I nostri avi lo sapevano bene: ‘Alute’ era il monito a non edificare dove l’acqua deve poter respirare.
Per Bormio, l’Alute non è un sedime stradale: è il nostro Colosseo, è il nostro Duomo. È un bene identitario indivisibile. Se oggi i cittadini hanno versato di tasca propria oltre 31.000 euro in spese legali, non è per un capriccio, ma per onorare un patto millenario tra generazioni.
 

2. La Storia contro l’Asfalto: dai Gesuiti ad oggi

Questa piana è rimasta intatta per secoli. Persino nei secoli passati, quando non esistevano vincoli ambientali, soprintendenze o decreti regionali, nessuno ha mai osato edificarla. Le analisi storiche, che risalgono agli archivi e alle mappature dei Padri Gesuiti di Bormio, confermano che la Piana è sempre stata preservata come risorsa agricola e idraulica vitale. È paradossale che oggi, in un’epoca di sensibilità ecologica e di crisi climatica, sia proprio la mano pubblica a voler spezzare questa continuità storica con un progetto concepito nel 2005.
 
 

3. Il fallimento della finalità: Un’opera Olimpica senza Olimpiadi

L’opera è stata finanziata con 7 milioni di euro esclusivamente per servire i Giochi 2026. Oggi i Giochi sono conclusi, la torcia è spenta, e non è stato posato un solo metro di asfalto. Non è stato nemmeno indetto l’appalto, nonostante la scadenza del 28 luglio sia alle porte.
Continuare a forzare un’opera ‘olimpica’ post-olimpiadi è un atto di sviamento di potere. La Corte dei Conti, con la Delibera n. 68/2025/G, ha già acceso i riflettori su questo Fondo, denunciando il rischio che queste infrastrutture diventino ‘cattedrali nel deserto’ e oneri insostenibili per l’erario. Persistere significa esporre i dirigenti regionali a una responsabilità diretta per danno erariale.
 

4. La legalità violata: I Decreti Fantasma

 
L’iter è segnato da un’opacità inaccettabile. Abbiamo scoperto solo nei tribunali il Decreto n. 11514/2024, mai pubblicato sul BURL e privo di firma digitale. Voglio essere chiaro: ai sensi dell’art. 26 del D.Lgs. 33/2013, la mancata pubblicazione è condizione legale di inefficacia. Senza pubblicazione, la proroga del finanziamento non esiste giuridicamente. Non potete chiedere ai cittadini di rispettare le regole se la Regione è la prima a operare nell’ombra.
 

5. Il conflitto con il PGT 2024 e la RER

 
C’è poi una questione di coerenza urbanistica. Il Comune di Bormio, nel suo PGT approvato a giugno 2024, classifica l’Alute come ‘Ambito AGR_1’: area agricola sovraccomunale non edificabile. Sulla questione tecnica della Rete Ecologica Regionale (RER), la legge è univoca: la DGR 8515/2008 (la stessa applicata correttamente in altri contesti regionali per salvare i corridoi ecologici) impone il mantenimento di una sezione permeabile del 50%. La Tangenzialina, con un chilometro di rilevato, azzererebbe questa permeabilità, distruggendo l’habitat della cicogna bianca documentato nel 2025 e violando l’Articolo 9 della Costituzione.
La Valutazione di Incidenza (VIncA) condotta nell’ambito del PAUR è gravemente carente. Essa ha omesso di considerare gli impatti indiretti sulla Zona di Protezione Speciale (ZPS) del Parco Nazionale dello Stelvio, ignorando che l’area dell’Alute funge da habitat funzionale esterno (buffer zone) per specie protette.
Un dato empirico di eccezionale rilevanza, documentato nell’aprile 2025, riguarda la sosta di esemplari di cicogna bianca nella piana dell’Alute. Tale evento non può essere liquidato come “episodico” o “transitorio”, ma costituisce la prova inconfutabile della funzione di “stop-over site” dell’area per l’avifauna migratoria protetta dalla Direttiva Uccelli (2009/147/CE). Secondo il principio di precauzione, la presenza di tali evidenze avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione a un riesame in autotutela della VIncA, operazione sistematicamente evitata per non rallentare ulteriormente un iter già compromesso.
 

Conclusione: La proposta dello Stralcio

Onorevoli membri della Commissione, lo stralcio della Tangenzialina non è una ritirata, ma un atto di saggezza amministrativa. Significa riconoscere che un progetto nato per un’urgenza che non esiste più, in un luogo che la storia ha dichiarato intoccabile, non ha ragione di essere.
Esistono alternative: il tunnel sotto il Monte Vallecetta risolverebbe davvero il traffico senza distruggere la Piana. I bormini hanno protetto l’Alute dagli incendi, dalle guerre e dalle speculazioni dei secoli passati. Oggi chiedono a voi di proteggerla da un errore burocratico.
Ritirate il finanziamento, salvate l’identità di Bormio, onorate la Costituzione.