Salvare il patrimonio archeologico dall’erosione, questo l’appello lanciato da Teresa Liguori, Presidente Italia Nostra Crotone lunedì 20 aprile, nel corso del convegno Erosione marina nei siti archeologici del litorale ionico della Calabria, ospitato nella Sala Consiliare “Falcone e Borsellino” a Crotone. Dopo aver salutato i relatori ed il pubblico presente, Teresa Liguori ha dato inizio ai lavori.
Assenti per motivi personali l’assessore alla Cultura, Nicola Corigliano, ed il geologo Carlo Tansi, uno dei relatori invitati che ha inviato un messaggio on line sull’annoso e grave problema dell’erosione costiera in Calabria, le cui cause sono ben conosciute ma spesso sottovalutate dalle Istituzioni responsabili.
Le cause dell’erosione marina della costa jonica crotonese
Al suo posto, il geologo Antonio Giulio Cosentino ha presentato un’approfondita relazione scientifica sulle cause dell’erosione marina della costa jonica crotonese raccontata tramite diapositive corredate da grafici e mappature (antiche e recenti) che hanno permesso di fotografare con maggior dettaglio lo stato attuale del tratto di costa compreso tra Crotone Capo Colonna ma con uno sguardo all’intera AMP Capo Rizzuto. Un’area fragile in continuo arretramento per svariate cause: l’azione antropica, l’innalzamento del livello del mare conseguente al riscaldamento climatico, l’azione del moto ondoso in relazione alla natura geologica del tratto costiero, l’uplift regionale, le faglie che frammentano il promontorio Lacinio e la subsidenza (naturale e antropica). Sono state illustrate anche alcune strategie presentate pochi giorni fa nell’ambito del progetto REKAP COAST, portato avanti da ANCE Crotone in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design di Reggio Calabria, che ha fornito le linee guida per la rigenerazione urbana adattiva dei territori costieri di Crotone in Scenari di Vulnerabilità Climatica.
I Beni culturali a rischio lungo le coste del crotonese
Nell’ambito della sua relazione, l’Ing. Giuseppe Celsi, Gruppo Archeologico Krotoniate, ha evidenziato le gravi criticità che minacciano il patrimonio culturale costiero. Il rischio non è solo di natura fisica — legato a erosione, crolli e cedimenti — ma è strettamente connesso al contesto storico e sociale in cui viviamo.
I fattori di rischio
Dagli esempi esaminati emergono diversi fattori di rischio:
Disinteresse sociale: La mancanza di un senso di identità collettiva porta la popolazione a ignorare beni che dovrebbero invece essere salvaguardati a ogni costo. Carenza di ricerca: La scarsità di studi archeologici e di iniziative di divulgazione scientifica alimenta l’oblio.
Lacune amministrative: Molti beni non godono di vincoli di tutela adeguati. In alcuni casi, i Comuni appaiono disinteressati; in altri, l’imperizia tecnica degli uffici trasforma gli interventi in ulteriori danni.
Conflitti di interesse: Per i beni privati (come la Torre Vicereale di Cirò Marina) prevalgono spesso pretese economiche esorbitanti, mentre sul fronte pubblico (es. Torre Vecchia di Capo Rizzuto) lo Stato talvolta privilegia la vendita al miglior offerente anziché assecondare i progetti di valorizzazione comunale.
Incuria: Alcune strutture, pur in buone condizioni, risultano invisibili o soffocate dalla vegetazione (Torre Nuova di Capo Rizzuto e Torre Mariella a Crotone).
L’oggetto dell’analisi
L’analisi ha toccato le stazioni semaforiche ottocentesche e il sistema delle torri vicereali, per poi soffermarsi sul caso emblematico di Capo Cimiti. Il sito, che ospita un insediamento protostorico dell’Età del Bronzo e una vasta villa romana imperiale, è attualmente vittima dell’erosione marina. Nonostante un’occupazione storica documentata di oltre quindici secoli e l’unicità del sito, l’area è priva di interventi di tutela e gli studi sono fermi a saggi di venticinque anni fa.
L’appello
In conclusione, l’appello dell’Ing. Celsi è chiaro: se non si interviene tempestivamente per il consolidamento di Capo Cimiti, è necessario almeno permetterne lo studio sistematico da parte delle Università attraverso protocolli d’intesa. È indispensabile un nuovo “patto” tra associazioni e istituzioni per sottrarre il patrimonio culturale del territorio al degrado e all’indifferenza.
Mons. Bernardino Mongelluzzi, rettore del santuario di Capo Colonna, ha riferito sui rischi di crollo che corre la chiesa, situata sul costone di falesia sopra i resti della chiesa bizantina e della villa romana di eta’ imperiale.
A chiusura del Convegno, dopo aver ringraziato i relatori ed il pubblico presente, Teresa Liguori ha rivolto un vivo appello alle Istituzioni responsabili perchè vengano realizzati con tempestività gli interventi di messa in sicurezza e difesa costiera della falesia di Capo Colonna, già approvati nei mesi scorsi dalla Regione Calabria e finanziati dalla Protezione Civile a seguito dei danni provocati dall’alluvione del novembre 2020.
L’erosione marina nella polis di Kaulonia
I relatori dott.ssa M.T. Iannelli e dott. Giuseppe Ferraro sono partiti da alcune premesse: la questione dell’erosione costiera, che interessa in maniera sempre più drammatica i litorali italiani, ed in particolare quelli calabresi, è nota e studiata da più di trent’anni; l’Amministrazione dello Stato nel corso del tempo non saputo o voluto affrontare il problema lasciando che diventasse un’emergenza, favorendo così gli interessi speculativi di urbanizzazione delle coste e, nella migliore delle ipotesi, sottovalutando le evidenze della problematica. Su questo lassismo e sulla volontà di evitare accuratamente di conoscere, pianificare e intervenire per tempo, sembra ci sia stata una precisa strategia: da un lato evitare vincoli all’uso del territorio, dall’altro aspettare che si producano le “emergenze” per poi intervenire in maniera tardiva, ma con facili profitti nella gestione dei fondi nella cosiddetta “messa in sicurezza” del territorio. Più opportuno sarebbe intervenire per riportare gli assetti territoriali in condizioni di compatibilità, con le trasformazioni naturali, anche con rilocalizzazioni e interventi, anche strutturali, ma che abbiano l’obiettivo di assecondare le dinamiche naturali.
Il caso Monasterace Marina
Il caso Monasterace Marina, o meglio della città dell’antica Kaulonia, è un esempio emblematico di come il deficit di conoscenza e pianificazione territoriale adeguata abbia prodotto dei danni gravissimi al patrimonio comune. A Monasterace Marina tra il 2011 e il 2013 i fenomeni erosivi arrivano ad interessare l’abitato sud della città; si determina una situazione di “emergenza” per la quale si interviene in maniera sommaria e inadeguata con la costruzione di una barriera rigida che ha accentuato l’erosione della falesia nella zona a nord, proprio dove insiste la città achea con i suoi complessi monumentali: il Tempio dorico e le Terme ellenistiche con il mosaico dei Draghi, delfini e ippocampo, il più antico pavimento musivo rinvenuto finora in Magna Grecia. L’evento disastroso si manifesta in tutta la sua drammaticità tra il febbraio e l’ottobre 2024 quando l’ingressione marina distrugge: parte della cinta muraria, l’altare monumentale e le porte di accesso all’area sacra del Tempio dorico costruite a partire dal VII sec.a.C. La situazione viene monitorata dall’ Università e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa che per più di un ventennio hanno studiato la città antica insieme alla Soprintendenza Archeologica, ad altri centri di ricerca e ai geologi dell’Unical e al prof. Daniel Stanley dello Smithsonian Institute di Washington. Ma nonostante gli studi e le proposte delle varie Università niente viene fatto nemmeno nell’immediato e dopo circa un triennio il Ministero della Cultura stanzia pochi fondi per la costruzione di un breve tratto di gabbionate, molto invasive e si spera utili; mentre tutto il resto del fronte a mare della polis rimane in balia delle prossime mareggiate, e mentre la regione Calabria ha restituito fondi all’Europa stanziati proprio per la messa in sicurezza delle coste.
La menzione speciale a Teresa Liguori
Nel corso dell’evento, il Comune di Crotone ha conferito a Teresa Liguori la Menzione Speciale prevista dal Regolamento per la concessione delle benemerenze civiche, un riconoscimento che premia l’alto valore del suo impegno a favore della comunità e del territorio.
La Menzione Speciale è stata attribuita con la seguente motivazione:
“Per l’eccezionale impegno, la dedizione e la continuità dell’azione svolta nel corso degli anni a favore della tutela e della valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale. Per il contributo determinante alla diffusione della cultura della tutela e alla promozione del bene comune, quale esempio di impegno responsabile e partecipato. Per la capacità di trasmettere valori di responsabilità, rispetto e partecipazione, contribuendo in modo significativo alla crescita culturale e civica delle nuove generazioni e al rafforzamento del senso di appartenenza al territorio.”




















