Italia Nostra

Data: 14 Novembre 2013

La banca del mattone?

La vicenda del commissariamento della Banca delle Marche da parte della Banca d’Italia, a causa delle sue forti sofferenze finanziarie (circa 800 milioni di euro), è un fatto che riguarda tutti i cittadini della nostra regione essendo stato considerato, tale Istituto Bancario, fino ad oggi la banca più importante per lo sviluppo delle Marche. Sarà la magistratura, che ha già aperto un’indagine, ad appurare le eventuali responsabilità degli amministratori della banca che hanno finanziato – secondo notizie di stampa – anche la cordata dei costruttori Anemone e Balduzzi che non si capisce cosa c’entrino con le Marche!

Ma ciò che intendiamo sottolineare come associazione ambientalista è il fatto che parte di questa grande “sofferenza” sia proprio dovuta a finanziamenti all’imprenditoria del mattone, ad aziende cioè che finora hanno ricoperto il nostro territorio di cemento armato in larga parte invenduto, a spese dell’ambiente naturale. In una regione che afferma di credere alla green economy come si è fatto a finanziare i “progetti del mattone” quando ormai fin dal 2010 si era capito che si era entrati in una grande crisi? La situazione attuale dimostra come non fosse il “piano casa 2” la soluzione alla crisi, piano approvato con voto da larga intesa dalla Regione Marche con la possibilità di costruire financo dentro le aree di riserva integrale dei parchi. VERGOGNA!!

Una nuova politica del credito dovrà puntare a finanziare le attività legate all’innovazione, alla ricerca, alla tutela dell’ambiente, al recupero del nostro patrimonio culturale e semmai finanziarie le famiglie che devono comprare casa utilizzando il notevole patrimonio edilizio invenduto. A nostro parere l’eventuale futuro finanziamento ai costruttori dovrà essere riferito a progetti di riqualificazione e recupero della edilizia nella “città costruita” e mai più per progetti di cementificazione del territorio. Evitando di  mettere le mani sui centri storici che vanno rispettati e non sventrati.

Quale migliore occasione di questa crisi per rielaborare di una nuova politica del territorio che punti a ricostruire SOLO sul costruito?

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