Italia Nostra

Data: 9 Ottobre 2014

Sicilia: fermare il miraggio del Texas italiano e l’incubo dell’inquinamento da petrolio

Sicilia, ottobre 2014. Poche settimane fa, diverse amministrazioni locali – capitanate da ANCI Sicilia – insieme a una folta schiera di associazioni ambientaliste e di categoria, tra cui Italia Nostra, hanno presentato un ricorso congiunto al TAR del Lazio, per contestare il parere positivo dato dal Ministero dell’Ambiente al progetto “Off-shore Ibleo”, proprio al largo della costa tra Gela e Licata. Un passo importante per fermare l’avanzata delle trivelle: per la prima volta, infatti, così tanti e diversi soggetti, ben 13 in totale, si schierano compatti contro progetti di questa natura, dimostrando che solo uniti si può vincere questa battaglia.

I progetti in fase di valutazione nel Canale sono molti e il rischio, vista la direzione indicata dal governo centrale con lo “Sblocca Italia”, è che in breve tempo il mare siciliano venga letteralmente assaltato dai petrolieri. È necessario che la recente esperienza di collaborazione si trasformi in un vero e proprio coordinamento sul territorio che veda tutti i comuni interessati, insieme a rappresentanti del turismo e della pesca (portatori di interessi diretti), uniti per fermare le perforazioni off-shore e tutelare il Canale di Sicilia.
A tal fine , con il patrocinio di ANCI Sicilia, Greenpeace, Italia Nostra Sicilia, Legambiente e WWF hanno organizzato un incontro che si terrà venerdì 10 ottobre 2014, alle ore 10, sulla nave Rainbow Warrior di Greenpeace, ormeggiata presso il porto di Licata, a cui sono invitati tutti gli amministratori locali dei comuni costieri siciliani e le associazioni. La nave simbolo di Greenpeace, impegnata nel tour italiano “Non è un Paese per fossili”, torna dunque in Sicilia per visitare le comunità maggiormente minacciate dai progetti di trivellazione off-shore nel Canale di Sicilia.

Nel frattempo, le associazioni ambientaliste hanno presentato, alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, gli emendamenti all’art. 38 del decreto “Sblocca Italia”, che prevede mani libere per i petrolieri che vogliono trivellare il Canale di Sicilia, in palese contraddizione con le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Summit ONU sul cambiamento climatico del 23 settembre scorso, sulla necessità di impegni precisi per tenere sotto controllo la febbre del Pianeta e le osservazioni all’istanza di prospezioni di idrocarburi della Schlumberger italiana fra Pozzallo e Pachino.

Leandro Janni – Presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia

 

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