Italia Nostra sezione di Verona organizza una visita a due importanti opere del patrimonio murario veronese:
La Cinta di Cangrande e la Batteria di Scarpa.
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Descrizione: La Cinta di Cangrande, edificata dal grande scaligero negli anni 1321-1325, si estende per quasi 9 km su entrambe le rive dell’Adige e ricomprende un’area dall’estensione di circa 380 ettari. Con essa tutti i sobborghi esterni alle preesistenti mura comunali furono racchiusi all’interno della città che raggiunse così una disposizione stabile ed assai originale, nonché soprattutto definitiva. Con tale cinta la città acquistò la sua “forma urbis” conclusiva e la sua identità. L’impresa, condotta dal Magister Calzaro, parente di Cangrande, si sviluppò su entrambe le rive del fiume e venne avviata in riva sinistra con lo scavo del profondo vallo collinare munito di più di 30 torri assai alte e di 7 porte, mentre sulla riva destra venne a ricalcare il precedente vallo scavato in epoca comunale con una dotazione complessiva di 22 torri e 6 2 porte urbane. La visita sarà limitata al tratto collinare con salita dal pomerio interno e rientro dal vallo esterno.
Realizzata nel 1840, la Batteria di Scarpa si integra con le precedenti opere medioevali riprendendo la forma circolare delle rondelle veneziane. Alla casamatta semicircolare, con quattro postazioni di artiglieria, si accede dalla strada interna. A sinistra del portale c’è la polveriera; di fronte, a destra dell‘ ingresso, due postazioni per fucilieri che possono battere frontalmente sopra la sottostante sortita, difesa a sua volta da una caditoia a tiro piombante, accorgimento delle fortificazioni medioevali. All’interno un sistema di sfiati consente la dispersione delle polveri. Anche in quest’opera Franz von Scholl aggiorna il sistema difensivo in base al principio della difesa attiva con una sortita per i ritorni offensivi. Una scalinata parte dal piano stradale scendendo al piano del fosso 10 metri sotto. In basso tre postazioni di fucileria battono il fossato davanti alla sortita. Alla base della muratura corre, per tutto il perimetro della rondella, una galleria di contromina.
Motivazione della scelta: La Cinta di Cangrande rappresenta uno degli “iconemi” fondamentali della Città di Verona. Le sue torri scudate (aperte all’interno e chiuse all’esterno) avvolgono tuttora, in un grande abbraccio di sicurezza e protezione, l’abitato da più punti del quale sono visibili. La cinta ha concluso un secolare processo di espansione dell’insediamento antropico definendo non solo la conclusiva “forma urbis” della città, ma soprattutto, sancendo, per così dire, un’identità che si è protratta per secoli consolidandosi sempre più col trascorrere del tempo. Artisti, scrittori, poeti hanno celebrato la cinta magistrale scaligera (si pensi a Corna da Soncino che parla dell’”Aquila Gentile” alludendo alla sua forma o a Shakespeare per cui “non esiste mondo fuor di queste mura”). Una tale struttura, purtroppo non ancora sufficientemente conosciuta ed apprezzata, merita di essere privilegiata e proposta ad un pubblico sempre più numeroso.
La prima motivazione concerne la circostanza che tale fortificazione riassume in sé una pluralità di caratteri architettonici, costruttivi, balistici, etc. propri di altre fortificazioni ben più estese quanto a dimensioni e distribuite su vasta parte del territorio veronese. Perciò la visita alla medesima si rivela sotto tale aspetto altamente istruttiva consentendo di percepire e assimilare come condensati in un piccolo scrigno, una quantità di elementi che, diversamente, per essere appresi, richiederebbero una pluralità di accessi su siti molto distanti l’uno dall’altro. La seconda è che tale struttura insiste su altre preesistenze fortificatorie, veneziane e scaligere, consentendo pertanto di verificare in modo concreto e immediato quel principio decisivo per l’iscrizione della città di Verona nel patrimonio Unesco, ovvero di essere la citta che rappresenta in modo eccezionale il concetto della città fortificata in più tappe caratteristico della storia europea.





