Le Nostre Sezioni

Calendario 2017 dedicato al Parco Culturale ed Ambientale della “Nuova Montagna dei Fiori “

Prima del verificarsi dei drammatici eventi sismici , che hanno praticamente distrutto gran parte dell’area interna del piceno ,
arrecando , altresì, danni enormi anche alle zone più distanti dall’ epicentro del sisma, la Sezione aveva deciso di dedicare il Calendario al Parco Culturale ed Ambientale della “Nuova Montagna dei Fiori “, nel cui ambito sono presenti alcuni borghi e monumenti che hanno subito danni gravissimi. (Si fa riferimento , in particolare, al Borgo di Castel Trosino e al Convento di San Giorgio di Rosara ).

Non è stato possibile , purtroppo, dedicare la pubblicazione alle zone dove il terremoto ha provocato più danni.
La Sezione ha già deciso di dedicare a queste zone il Calendario 2018 con la riproposizione delle immagini dei borghi e monumenti prima del verficarsi degli eventi sismici e della condizione attuale.

Alleghiamo alla nota il Calendario pubblicato in cui prevalgono immagini di un ambito panoramico e paesaggistico di indubbio fascino, per la cui valorizzazione sistemica la Sezione ha elaborato una proposta, che come al solito non ha prodotto alcun risultato concreto stante il timore degli Amministratori Locali di iniziare a percorrere un sentiero irto di difficoltà anche se denso di  stimoli entusiamanti .

La pubblicazione vuole essere uno strumento per sensibilizzare la comunità per avviare un concorde azione volta alla valorizzazione sistemica delle risorse culturali del territorio, indispensabile per superare la condizione di crisi che gli eventi sismici hanno reso drammatica.

Sfoglia il calendario 2017

L’eventuale richiesta di copie da parte delle Sezioni potrà rilevarsi come un sostegno fondamentale per il proseguimento della nostra attività.

Per informazioni

Italia Nostra-Onlus
Sezione di Ascoli Piceno
Via della Vetriera,25
63100 Ascoli Piceno
Prof.Gaetano Rinaldi
(Presidente)
tel.333 8906957 – 389 8479919
ascolipiceno@italianostra.org

News

06-12-2016

Post terremoto: “La politica regionale ha abbandonato la montagna”

Tutelare i beni culturali significa difendere le comunità che li producono, li sviluppano, li vivono. Mai come oggi, con una crisi sismica devastante come questa ancora in corso dal corso, possiamo comprendere l’importanza di questa affermazione e l’impellente necessità di metterla al centro delle nostre azioni, sia come singoli individui, sia come collettività di appartenenza. Le immagini che arrivano dai territori, ma anche le testimonianze dei nostri volontari che singolarmente stanno partecipando a vario titolo nella gestione dell’emergenza, raccontano di interi centri montani svuotati, avvolti in un silenzio innaturale con i loro abitanti sfollati nelle località delle coste. La vita, in questi centri, si è praticamente fermata dopo la scossa dello scorso 30 ottobre e, perché riparta, c’è bisogno di risorse, scelte ed interventi importanti.È doveroso ribadirlo nel caso che a qualcuno sia sfuggito: quella del 30 ottobre è stata la scossa più forte rilevata in Italia dal 1980. In Irpinia una scossa di 6,5 di intensità provocò quella tragedia che molti di noi ancora ricordano. È doveroso perché dobbiamo convincerci a compiere un atto che non siamo abituati a fare, per la nostra fierezza, per la nostra autonomia, per il nostro orgoglio. Dobbiamo avere la forza ed il coraggio di chiedere aiuto, soprattutto per quando le telecamere si spegneranno e le nostre problematiche non troveranno più un’adeguata rappresentazione.Sono tutti giusti e più che condivisibili i vari appelli all'unità, alla fiducia sulle nostre capacità quando ci comportiamo come comunità, lanciati dai nostri intellettuali. Li sottoscriviamo tutti. È anche vero, però, che per invertire la situazione odierna a cui siamo obbligati da un terremoto di intensità 6.5 serve un’energia di pari potenza e di segno opposto, una quantità di energia che non può essere prodotta da una singola comunità, anche se coesa e particolarmente solidale come la nostra. Con le nostre forze, tra lacrime e sudore, si riuscirà forse a salvare le realtà maggiormente estese territorialmente, come Tolentino o San Severino, ma le comunità più piccole e per questo più delicate, come quelle, ad esempio, di Ussita, Visso, Castelsantangelo, o anche Camerino, Matelica, Castelraimondo, avranno bisogno di poter contare sul sostegno e sulla solidarietà più ampia possibile.Stiamo assistendo ai notevoli sforzi messi in atto dalla Protezione Civile. Grandi i risultati raggiunti ed i numeri delle persone messe in sicurezza. È oramai opportuno, però, iniziare a ragionare sull’uscita dall’emergenza, sulle possibili strategie e sui possibili interventi da attuare per arrivare ad un nuovo inizio della vita nei nostri territori montani. Chi scrive non ha la pretesa né la possibilità di indicare la strada giusta e ci limitiamo quindi a provare a dare degli input per avviare una discussione ragionata e ragionevole. Sisma-marche-e-lazio Un primo input può esser dato sulla fiscalità, un tema oggi molto di moda. Nel recente decreto di parla di sospensione dei pagamenti delle tasse per gli abitanti dei territori colpiti dal sisma. Sospensione di un pagamento significa rimandare quel pagamento, per un certo periodo. Pensiamo ci voglia qualcosa in più. Ad esempio, a seguito degli ultimi due terremoti che abbiamo avuto in Italia, a L’Aquila nel 2009 e in Emilia nel 2012, in quei territori sono state istituite le cosiddette Zone Franche Urbane (ZFU), aree con una fiscalità agevolata in cui potrebbero insediarsi anche aziende di nuova costituzione e portare, così, nuovi posti di lavoro. La proposta avrebbe un maggior respiro rispetto alla semplice sospensione dei pagamenti: in tal modo si aiuterebbero le imprese attualmente presenti sul territorio, creando al contempo la possibilità di insediamento di nuove attività imprenditoriali. Oltre agli incentivi fiscali bisogna però prevedere uno stanziamento importante di fondi per la ricostruzione delle case. Per il sisma Marche – Umbria del 1997 furono stanziati oltre 11 miliardi di euro che, attualizzati, diventano più di tredici (tratto da uno studio del consiglio nazionale degli ingegneri su dati provenienti dalla Camera dei Deputati), molto di più dei 4,5 miliardi in tre anni previsti dal governo Renzi. Il Presidente del Consiglio, nei giorni immediatamente successivi alle crisi sismiche, ci rassicurò dicendoci che non saremmo rimasti da soli: speriamo che questo auspicio venga fatto proprio dall’amministrazione della Regione Marche. La politica regionale, purtroppo, ma è sotto gli occhi di tutti, ha abbandonato a loro stessi i territori montani oramai da decenni. I servizi pubblici (dalla sanità al trasporto pubblico, per arrivare fino alla scuola), hanno subito una progressiva diminuzione di finanziamenti e oggi, chi volesse curarsi o, anche, avviare una nuova attività non può che trasferirsi verso la costa. Ce ne rendiamo conto. Fare un’inversione a U e cambiare radicalmente le politiche finora attuate per l’entroterra è un’operazione particolarmente complessa. Ma la questione da affrontare va ben oltre la semplice ricostruzione, la posta in gioco è ben più alta: la scomparsa, o meno, di intere comunità e, con essa, l’indebolimento del patrimonio culturale italiano, caratterizzato proprio dal susseguirsi di molteplici particolarità di valore. La posta in gioco è alta ed è necessario compiere scelte forti. Le nostre comunità quella scelta l’hanno fatta, ed è quella naturale, per il mantenimento della ricchezza di quel patrimonio culturale, di cui tutti riconosciamo l’alto valore identitario, ma che ora ha la forte necessità di essere sostenuto. Ecco: le comunità del nostro entroterra ed il suo patrimonio culturale hanno un forte bisogno dell’aiuto da parte di tutti, anche e soprattutto della nostra politica, da quella regionale a quella nazionale. Speriamo che, quanto prima, le tante promesse si tramutino in atti reali. C.s. Italia Nostra Marche   
01-12-2016

Macerata: Comunicato stampa “Mettiamo i nostri territori montani al centro della politica regionale”

Mettiamo i nostri territori montani al centro della politica Regionale: una scelta coraggiosa ma necessaria  Tutelare i beni culturali significa difendere le comunità che li producono, li sviluppano, li vivono. Mai come oggi, con una crisi sismica devastante come questa ancora in corso dal 24 agosto scorso, possiamo comprendere l’importanza di questa affermazione e l’impellente necessità di metterla al centro delle nostre azioni, sia come singoli individui, sia come collettività di appartenenza. Le immagini che arrivano dai territori, ma anche le testimonianze dei nostri volontari che singolarmente stanno partecipando a vario titolo nella gestione dell’emergenza, raccontano di interi centri montani svuotati, avvolti in un silenzio innaturale con i loro abitanti sfollati nelle località delle coste. Continua a leggere il Comunicato stampa
01-12-2016

Ancona: Esiste ancora il concetto di decoro urbano?

Si è appena festeggiato il ritorno ai cittadini di piazza Camillo Benso, conte di Cavour, risanata e rinverdita, resa più accogliente e gentile, che ecco scattare di nuovo l’amore fanciullesco per le giostre che tornano nella piazza stile liberty di Ancona! In una parte sì laterale della piazza ma anche essa oggetto del recente intervento. Che diavolo di concetto di decoro urbano si ha per la città? Possibile che non c’è nessun altro posto più decente per mettere le giostre? Chi prende in Comune queste decisioni contro il senso comune del buon gusto? Il Consiglio Direttivo di Ancona Leggi il Comunicato Stampa
01-12-2016

Ancona: Parcheggi silos davanti ai negozi

La Sezione di Ancona di Italia Nostra Onlus condivide pienamente la posizione critica espressa dal sindacato dei lavoratori dei trasporti della FILT CGIL sulla nuova sperimentazione del traffico in Ancona. L’amministrazione comunale, invece di potenziare il trasporto pubblico, sta continuando nella politica di favorire il traffico privato penalizzando il trasporto pubblico su gomma, dopo aver eliminato il trasporto su ferro chiudendo la Stazione Marittima con danno di 200.000 utenti su base annua. La decisione di ridurre ulteriormente le corsie riservate ai bus nasce, a nostro parere, dalla assenza di un visione dello sviluppo sostenibile di Ancona e forse da qualche interesse politico elettorale nei confronti di una parte seppur minima dei cittadini anconetani, quella dei commercianti i quali, se potessero, farebbero dei “parcheggi a silos ” davanti ai propri negozi. Con buona pace dei cittadini residenti e della mobilità dolce. Il Consiglio Direttivo di Ancona Leggi il Comunicato Stampa

Italia Nostra Onlus