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10-02-2017

Italia Nostra e Gruppo Archeologico dicono NO alle impattanti “opere di difesa costiera” a Soverato

La Baia di Soverato, oltre al suo inconfondibile paesaggio, custodisce al suo interno importanti risorse ambientali e culturali: il Parco Marino “Baia dell’Ippocampo”, l’area archeologica di San Nicola e una piccola necropoli a grotticelle dell’Età del Bonzo. Il Parco marino è tutelato (vincolo tutorio paesaggistico ex art. 136 del D.Lgs n. 42/04 – Codice dei Beni culturali e del paesaggio) ma non “istituzionalizzato”. Esso costituisce habitat unico nel suo genere per la presenza di Cymodocea nodosa che forma praterie dove trovano rifugio tre specie di signatidi rare e al tempo stesso tipiche del Mediterraneo: Hippocampus guttulatus, l’Hippocampus hippocampus ed infine il pesce ago, il Signatus acus, oltre che nursery per svariatissime specie, organismi complessi, delicati e minacciati dall’estinzione.


Nel medesimo tratto costiero si estende sulla spiaggia (fin sotto tutti gli stabilimenti balneari) e in mare a bassa profondità, l’area archeologica “Poliporto” in località San Nicola (a nord di Soverato). Le evidenze documentate fino ad oggi vanno da oltre metà del campeggio “Glauco” a nord, fino allo storico scoglio di Soverato detto “La scarpina” a sud e consiste, per quanto finora accertato, in un’antica cava di macine con un piano di cava notevolmente esteso ed intensamente coltivato che ha restituito una significativa quantità di reperti mobili come macine, ancore litiche (o pietre forate), una moneta di 3° Sec. D.C. e numerosi chiodi in bronzo appartenenti a varie tipologie. Oltre alle numerose macine di svariate misure e tipologie, elementi architettonici e blocchi semilavorati, la piattaforma di roccia che si estende sul basso fondale presenta anche vasche, cavità e buche probabilmente pertinenti a capanne. Pertanto un sito molto articolato e con numerosi utilizzi, riferiti, con buona probabilità, a un’ampia cronologia. L’importanza di quest’area è confermata dal vincolo archeologico (peraltro ancora parziale) cui è stata sottoposta nel 2011 ma uno studio approfondito potrebbe rivelare molto più di ciò che attualmente è risaputo. E’ inoltre in itinere il progetto di percorso archeologico subacqueo a cura di Stefano Mariottini. Questa realtà così particolare fa parte della memoria storica dei soveratesi e rappresenta una peculiarità per il Golfo di Squillace in quanto sito costiero e dunque collegato alla storia antica della regione anche in virtù dei traffici marittimi che la interessavano e, non ultimo, per la vicinanza ai “luoghi Cassiodorei”. Prospiciente alla cava, sulla parete di roccia arenaria posta tra la strada (ex SS 106) e la ferrovia, è ubicata una necropoli dell’età del bronzo consistente in cavità artificiali, dette appunto “grotticelle”, che non può certamente essere “sconnessa” dall’area archeologica marina.


Pertanto, importanti risorse ambientali e culturali che potrebbero essere il fiore all’occhiello di Soverato e anche volàno per l’economia locale e che invece sono disconosciute e mal tutelate. E’ stato, infatti, avviato nel 2014 il progetto regionale di barriere antierosione che fa parte di un “Masterplan” ben più esteso e impattante che riguarda tutta la costa calabra e che non tiene conto delle diverse correnti marine e delle particolarità dei singoli luoghi. In realtà con queste opere di “difesa costiera”, sarà proprio la costa a venirne deturpata irrimediabilmente con colate di cemento in luogo di interventi biocompatibili. Nel caso della Baia di Soverato, secondo autorevoli pareri di geologi, oceonografi e biologi marini, le opere progettate andrebbero a bloccare le correnti marine provocando la comparsa di mucillagini e sottraendo ossigeno ai fondali e quindi nutrimento per le creature che vi abitano. In luogo della “difesa costiera” si determinerebbe il definitivo insabbiamento della scogliera sommersa e degli scogli affioranti con conseguente depauperamento del patrimonio ambientale, paesaggistico, archeologico-culturale ed etno-antropologico. In definitiva l’intervento progettato si rivelerebbe inutile nonché dannoso, generato da una scelta gestionale quanto meno superficiale e poco attenta al corretto e proficuo impiego di denaro pubblico da parte degli organi regionali preposti, che vìola grossolanamente la normativa di riferimento e la cui esecuzione comporterebbe danni ambientali ingenti oltre che spreco di pubblico denaro. Ben altri gli interventi necessari e urgenti in questo momento critico di dissesti idrogeologici in Calabria e nel territorio, causa di vittime umane oltre che di danni ambientali, e per i quali invece non ci sono i fondi necessari. Purtroppo.
Soverato, 10 febbraio 2017

Teresa Liguori
Collegio nazionale Probiviri Italia Nostra

Angela Maida
Direttore Gruppo archeologico Paolo Orsi 

 

Italia Nostra Onlus