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13-09-2017

Sardegna senza pace, dalla nuova legge urbanistica al deposito unico delle scorie radioattive

Italia Nostra Sardegna ha chiesto di sospendere l’intera procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) relativa al Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi perché incompleta e illegittima. 

 

Italia Nostra Sardegna è intervenuta con motivate Osservazioni nella procedura di Valutazione Ambientale Strategica relativa al Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi proposta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Ministero dello Sviluppo Economico

Il programma riguarda la realizzazione di un Deposito nazionale unico adatto a ospitare un impianto di smaltimento a titolo definitivo per stoccare tutte le scorie a bassa e media attività, provenienti dall’intero territorio nazionale; presso di esso sarà ospitato un Deposito per lo stoccaggio temporaneo ma di lunga durata (tempo ipotizzato 50 anni) dei rifiuti ad alta e media emissività con concentrazioni e contenuto di radionuclidi a lunga vita, nella quasi totalità provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra dopo le operazioni di decommissioning del combustibile irraggiato. Tale temporaneità nelle more dell’individuazione di un deposito in formazione geologica profonda, nel quale dovrebbero confluire i materiali dello stoccaggio temporaneo.

L’Associazione ha chiesto di sospendere l’intera procedura di VAS perché incompleta e illegittima e perché la proposta di soluzione della problematica dei rifiuti radioattivi contenuta nel Programma Nazionale è incongrua e non praticabile sotto l’aspetto economico e ambientale. Tra le motivazioni addotte da Italia Nostra Sardegna si evidenzia:

  • la soluzione del Deposito unico in un’area da individuare a livello nazionale non sembra possa essere considerata come la più razionale. Anche perché le Direttive europee non sembrano doversi interpretare nell’obbligo di adozione di una soluzione così univoca, ma vanno soddisfatte per quel che concerne gli obiettivi e i protocolli inerenti il rispetto degli standard di sicurezza all’interno dei siti di stoccaggio e per la loro ;
  • il Programma Nazionale prende in considerazione solo i caratteri fisici ed antropici delle Aree, escludendo ogni relazione con altre problematiche che possano avere incidenza su di una corretta localizzazione del Deposito, in particolare non tiene in alcun conto il rapporto con il cosiddetto “Servizio integrato”, ovvero delle difficoltà di gestione e trasporto dei materiali radioattivi in relazione alla localizzazione dello stesso. Questa omissione rende di fatto incompleta e pertanto illegittima la procedura di VAS;
  • il Programma Nazionale appare omissivo per non aver fornito il quadro complessivo dei rifiuti radioattivi e delle relative volumetrie, mancano in particolare i rifiuti radioattivi di origine militare. Ci si chiede dove finirà l’uranio impoverito di cui si è fatto largo uso nelle esercitazioni dentro i poligoni militari? E per quale motivo tale materiale viene sottratto alle procedure previste dalla direttiva in materia di rifiuti radioattivi?
  • nel Rapporto Ambientale risultano sottovalutati gli effetti sulla salute delle attività degli impianti e dei depositi, effetti che vengono minimizzati sulla base dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità che li definisce “sovrapponibili” a quelli della popolazione generale;
  • la relazione tecnica e l’intera procedura non inseriscono tra i motivi di esclusione del sito le emergenze ambientali, paesaggistiche, sociali ed economiche.

Un’ultima considerazione riguarda le scelte energetiche fatte senza tener conto dei costi ambientali. Infatti il problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi era ben noto fin dal momento della realizzazione dei primi reattori nucleari in tutta la sua tragica portata e nella consapevole incapacità di poter dare ad essi un’adeguata soluzione tecnica. Nonostante ciò la scellerata scelta del nucleare come fonte energetica fu adottata con la scusante della produzione di energia elettrica a basso costo, solo perché nel computo non si teneva conto dei costi ambientali. Venivano dunque con consapevole responsabilità esclusi dal conto economico gli oneri che sarebbero derivati dalla chiusura degli impianti, perché, così facendo, li si scaricava sulle collettività future, evento che oggi si sta materializzando.

sardegna@italianostra.org

Italia Nostra Onlus