Italia Nostra

I Savoia e la toponomastica

12 Giugno 2025

Replica a Paolo Macry

Ho sempre letto e apprezzato Paolo Macry, ma con quanto ha scritto nell’articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno il 30 maggio non riesco a trovarmi d’accordo. Per quale ragione? Ecco: perché Macry sembra ritenere che nella storia d’Italia i Savoia abbiano tutto sommato svolto un ruolo essenziale, mentre io credo, e  non son certo la sola, che siano stati la peggior disavventura sofferta dalla penisola nel corso dei secoli. Partiamo dall’inizio. Diventano nostri sovrani per la sapienza diplomatica di Cavour e la favorevole situazione internazionale, anche se  italiani non si son mai sentiti, tant’è vero che fino all’ultimo parleranno francese. E subito si mostrano indegni del ruolo assunto, poiché non  riconoscono i meriti immensi di Garibaldi e Mazzini nel processo di unificazione (Garibaldi, troppo famoso per poter esser arrestato, che si ritira – o è obbligato a ritirarsi – a Caprera, e Mazzini costretto a usare un nome falso per non venir imprigionato). Colpa successiva è il coinvolgimento dell’Italia nella prima guerra mondiale: guerra inutile e ingiusta, perché finalizzata ad annettere regioni che non erano e non volevano divenire italiane, incoraggiando il nazionalismo distorto che induce a ritener nemico chi sta dall’altra parte della frontiera. Dopo di che non esitano a dire sì al fascismo (arrestando Mussolini prima della marcia su Roma, avrebbero agevolmente impedito la sua affermazione, ma si guardano bene dal farlo), non avvertono l’orrore dell’assassinio di Matteotti e dei fratelli Rosselli, non cercano di  opporsi all’alleanza di Mussolini con Hitler (benché apparisse evidente quanto raccapricciante fosse il nazismo), né intervengono contro la deportazione degli ebrei. Infine, nel momento più drammatico, fuggono vergognosamente da Roma per raggiungere l’Adriatico e riparare all’estero. Insomma hanno regnato solo ottant’anni (dal 1861 al 1946), ma in uno spazio di tempo così relativamente breve hanno fatto morire o non si sono opposti alla morte di migliaia e migliaia di italiani, e al tempo stesso ci hanno danneggiato psicologicamente, potenziando il nostro lassismo etico,  la nostra riluttanza ad analizzare con raziocinio la realtà, il nostro culto delle “cerimonie”: pensiamo ai bambini, inquadrati in un contesto che, imbracandoli nelle uniformi da Balilla, li distoglieva da ogni sia pur incerto tentativo di capire quel che stava succedendo. Insomma: ma davvero in Etiopia avevano bisogno d’esser “civilizzati” da noi, sicché anche i gas tossici erano  ammissibili, anzi indispensabili ed elogiabili? Oh, non c’è dubbio, certe domande non bisognava porsele, significava “tradir” la patria. Si doveva invece cantare, e a voce spiegata, “Faccetta Nera”: “Faccetta nera, bella abissina/ aspetta e spera che l’ora s’avvicina/ quando saremo a Roma insieme a te/ noi sfileremo innanzi al Duce e innanzi al Re!” Ma non solo: i Savoia  hanno imbruttito e banalizzato quasi tutte le città italiane (soprattutto quelle, come Napoli, prive di consapevolezza della propria identità estetica) con monumenti squallidi e retorici (e anche nella capitale hanno fatto danni: fra fine ottocento e inizio novecento son scomparsi quasi tutti i grandiosi ruderi dell’antica Roma che, fra gli altri, Fragonard aveva saputo rappresentare in dipinti dotati di straordinaria suggestione, perché evidenziano come il popolo, cioè le  lavandaie, i caprai, i mendicanti che vi stanziavano, fosse riuscito a  risuscitare il passato fondendolo  al  presente). Aggiungo inoltre che forse l’Italia sarebbe apparsa al mondo ancor più ammaliante di quanto non continui a risultare, se invece di trasformarsi in stato unitario, fosse divenuta federazione, come voleva Gioberti. Perché in una federazione la sua identità ogni regione riesce a conservarla a pieno, sicché poi, presentandosi allo straniero nella loro diversità, queste caratteristiche, da cui comunque gli accomunanti valori nazionali non son rinnegati, finiscono col render ulteriormente avvincente il paese  che le ospita.

In conclusione, tornando ai Savoia, mi chiedo:  perché, malgrado il male che hanno fatto, le nostre strade continuano a esibire i loro nomi? Forse perché l’Italia fascista, da loro accettata e incoraggiata, non ha mai cessato di esistere? E perché, come purtroppo conferma la realtà attuale, molti di noi italiani non hanno mai voluto capire né l’indispensabilità della democrazia né i pericoli insiti nel culto della retorica?

Giovanna Mozzillo

Scrittrice di chiara fama, opinionista, è socia onoraria della sezione di Italia Nostra Napoli.

L’articolo è apparso sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno, Napoli il 6 giugno scorso. Qui il link: www.pressreader.com

Foto di: http://Di F l a n k e r from the original paint of Paolo Paschetto – www.quirinale.it, web site of the President of the Italian Republic., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1649183