Italia Nostra

Data: 21 Luglio 2021

La mattanza dei pini nei parchi di Roma: la responsabilità è pubblica – Il Fatto Quotidiano

Roma, pineta sacchetti, foto di Gabriella Clare Marino on Unsplash

Sospendere il maxi appalto da sessanta milioni per la “manutenzione del verde verticale mediante l’esecuzione delle potature ed abbattimenti delle alberate” di Roma che sta già mostrando i propri forti limiti e criticità nell’applicazione al lotto del II Municipio: è quanto Italia Nostra ha chiesto all’amministrazione capitolina nel corso della Commissione Ambiente del 7 luglio, convocata per accertare cosa stia accadendo alla storica Villa Glori, dove decine di pini sono stati abbattuti senza apparente valido motivo e senza alcuna informazione alla cittadinanza.

La storica Associazione per la tutela del patrimonio culturale e ambientale ha chiesto che si ripensino e si precisino le modalità di affidamento e i criteri per gli interventi ,e nel frattempo, si fermi la mattanza degli alberi di Roma. E poiché è emerso che i tagli sono effettuati sulla base di semplici schede speditive redatte dalle stesse ditte affidatarie, ha chiesto che i futuri interventi siano fondati su perizie basate su criteri scientifici di monitoraggio che attestino lo stato degli alberi mediante relazioni dettagliate e documentazione fotografica, prevedendo anche una commissione tecnica di valutazione di secondo livello almeno nel caso di esemplari e alberate pregiate.

È grave che, come risulta dagli atti nel caso di Villa Glori, l’Amministrazione dia alle ditte aggiudicatarie la facoltà di intervenire “secondo necessità”: in sostanza carta bianca. È inaccettabile che si decidano appalti per intervenire su Ville storiche o su strade vincolate e che la Soprintendenza non venga minimamente coinvolta nella loro stesura e nei progetti di ripiantumazione. Eppure, almeno in tutta la parte storica di Roma, le alberate sono frutto di un preciso disegno paesaggistico ideato da grandi ingegni del primo 900, come Raffaele de Vico che nel 1950 fondò con l’allora direttore del Servizio Giardini di Roma, Elvezio Ricci, l’Associazione italiana degli architetti del giardino e del paesaggio. Villa Glori, ad esempio, è per l’appunto opera di questo grande progettista. L’effetto non solo ecologico ma anche paesaggistico delle alberate e di singoli esemplari nelle Ville e nei Parchi e negli spazi aperti è stato pensato in contrappunto alle linee architettoniche d’intorno. Si piantarono di preferenza alte alberature e in particolare Pinus Pinea, albero iconico che ancora oggi rappresenta gran parte di tutte le alberature romane di pregio.

Non è un caso isolato quello di Italia Nostra. Non c’è giorno infatti che i cittadini non manifestino preoccupazione e sdegno per le modalità degli interventi sul verde urbano. Decine le pagine Facebook e i tweet che denunciano quanto sta accadendo a Roma nell’indifferenza delle istituzioni preposte alla tutela. I cittadini denunciano gli scavi che danneggiano gli appartati radicali, chiedono di fermare le capitozzature selvagge e che gli alberi siano curati piuttosto che abbattuti. Chiedono di applicare quantomeno il Regolamento per il verde urbano ormai entrato in vigore, che secondo le intenzioni dell’attuale Giunta dovrebbe essere in grado di assicurare anche la qualità degli interventi di manutenzione e la tutela delle alberate storiche. Chiedono in particolare che si intervenga con urgenza per salvare i pini di Roma dall’infestazione da Toumeyella prima che scompaiano dal panorama romano. E dato che la Toumeyella si può fermare con il collaudato trattamento di endoterapia, venti volte meno costoso dell’abbattimento, hanno curato a loro spese i pini di Saxa Rubra, nel quartiere Flaminio, al Villaggio Giuliano Dalmata, a piazza Cerva, mentre è in corso una raccolta fondi per villa Pamphili.

I cittadini, con la loro passione e la loro competenza, hanno assunto un ruolo di sussidiarietà nei confronti dell’Amministrazione e della politica. Lento e ancora inefficace l’intervento degli Enti regionali e statali preposti. Nel frattempo il Comune ha sperimentato la cura soltanto su pochi esemplari e non ha previsto le risorse finanziarie per intervenire su larga scala con urgenza prima che sia troppo tardi. Positiva la promessa di una Commissione ambiente sulla Toumeyella dei pini, ma Italia Nostra denuncia i gravissimi ritardi e l’avallo di tentativi di contrastare l’aggressivo insetto con rimedi del tutto inadeguati come il lancio di coccinelle nelle aree infestate. Di fronte a tanta passione e preoccupazione dei cittadini l’Amministrazione capitolina e le forze politiche di ogni schieramento dovrebbero moltiplicare gli sforzi per salvare i pini e sottrarli alle motoseghe previste dell’appalto come unico rimedio.

Ma mancano ormai le competenze e le risorse della struttura capitolina che del verde urbano dovrebbe assicurare la manutenzione e la tutela. La logica del periodo più oscuro del Servizio Giardini della Capitale, anche se la Magistratura ha accertato che non si trattò di mafia, portò comunque allo smantellamento di quella che era una collaudata macchina di manutenzione e di addestramento di risorse umane operative all’interno dell’amministrazione, apprezzata ovunque. Difficile accettare che mentre negli anni 80 di 1800 dipendenti ben 1200 erano giardinieri, nel 2018 di 540 dipendenti solo 300 risultavano operativi. Sono allora le logiche degli appalti a guidare oggi gli interventi sul verde capitolino, persino con maggiore forza rispetto alle stesse regole di cui il Comune si è dotato?

 

Si riproduce l’articolo di Italia Nostra pubblicato sul “Fatto Quotidiano” del giorno 20 luglio 2021

ecco il link: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/07/20/la-mattanza-dei-pini-nei-parchi-di-roma-la-responsabilita-e-pubblica/6265210/

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