Italia Nostra

Data: 31 Dicembre 2020

Il vaso di Pandora

 Ci sono VALORI su cui non è possibile dividersi e uno di questi è la tutela del patrimonio architettonico storico. La polemica nata intorno all’edificio Liberty a Fiera detta Casa dell’Americano non è stata inutile bensì costruttiva e ha scoperto un vaso di Pandora. I trevigiani sono insorti alla sola idea di perdere un edificio simbolo di identità culturale e questo è un bellissimo segno di attaccamento e amore per la propria città.

L’amministrazione comunale ha determinato per il 2021 di voler revisionare i gradi di protezione degli edifici e introdurre regolamenti più restrittivi per tutelare le architetture di pregio del Novecento. Un intervento dovuto in ordine al fatto che il P.I. di Treviso presenta una profonda lacuna da sanare: la casa dell’Americano è catalogata col n. 35 nel “Prontuario per la qualità architettonica e la mitigazione ambientale. Architetture del ‘900″ del P.I. tav D02 (aprile 2019) ed è catalogata nel P.T.R.C. della regione Veneto approvato ad agosto 2020, nell’elenco degli edifici, manufatti e sistemi di edifici rappresentativi della produzione architettonica del Novecento degne di tutela nel “Documento per la valorizzazione del paesaggio Veneto“.

Tuttavia le tavole di Zonizzazione del territorio comunale del P.I. (aprile 2019), non riportano graficamente i vincoli e di fatto non recepiscono il Prontuario sopracitato del P.I. stesso così che la casa dell’Americano rappresentata nella tav. T 01 25 risulta non avere nessun grado di tutela  (i gradi vanno da 1 a 4); medesima mancanza si ripete anche per altri edifici (per citare un esempio la villa Van der Borre sul Terraglio). Lacuna dunque da sanare perchè è nelle tavole di zonizzazione che si vanno a vedere le proposte (ed i vincoli) degli strumenti urbanistici.

E dunque arrivato il momento per il Comune di Treviso di adeguare il P.I. a quanto prevede l’art. 79 delle norme tecniche del PTRC che prevede, nell’art. 79 b)  comma 2  che ” I Comuni, nei propri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica: individuano l’impianto urbanistico dei sistemi di edifici e gli elementi tipologici, costruttivi, architettonici e decorativi, caratterizzanti il pregio architettonico e urbanistico e rappresentativi del valore paesaggistico delle Archittetture del Novecento, e dettano una specifica disciplina per la loro salvaguardia, valorizzazione, recupero e riqualifizazione.

C’è una seconda questione da affrontare, non più procrastinabile, ovvero la necessità di avviare un censimento degli immobili di pregio che non sono catalogati nel prontuario del P.I. e nel P.T.R.C. vigenti ma che tuttavia sono degni di tutela.

Solo per citare due esempi di demolizione segnati da due cittadini trevigiani: è di poche settimane fa, la perdita di una villa d’autore, casa Goppion Doimo degli architetti Bandiera Franchini datata 1969-71 in via della Liberazione 15, mentre di maggio la demolizione dell’ex acetificio Hummel e Sanson in viale Montegrappa edificio presente almeno dal 1924 e menzionato nel libro “Storia della grande guerra. Soldati, spie, prigionieri, profughi, gente comune. Luoghi, fatti, immagini e memorie dell’immane conflitto.” vol. secondo a cura di Stefano Gamborotto. E la lista potrebbe continuare

Concludo con una riflessione su questa storia a dir poco grottesca che il giornalista F.D.W. ha avuto il merito di portare alla luce: non è accettabile che venga pubblicizzata la vendita di appartamenti di cui non si ha alcuna autorizzazione ad edificare tra l’altro su di un terreno di cui non si è ancora proprietari: a pensare male sembrerebbe quasi una truffa.

 

Paola Crucianelli

Presidente Italia Nostra Treviso

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