Italia Nostra

Data: 2 Novembre 2021

Incontro della Sezione Verbano Cusio Ossola con la Soprintendenza dell’area Piemonte Orientale

Il Consiglio del Sezione del VCO ha avuto la possibilità di incontrare, in remoto, il 28 settembre scorso, il vertice della Soprintendenza dell’area Piemonte Orientale. Nell’occasione sono stati trattati tutta una serie di temi da tempo al centro dell’interesse della Sezione e che già erano stati oggetto di scambio di vedute con la Soprintendenza medesima. L’incontro è stato estremamente cordiale e utile per un confronto di opinioni e valutazioni, anche approfondite, sui temi portati all’esame. Al termine si è convenuto di mantenere attivo un canale di comunicazione tra i due soggetti affinché quanto è stato oggetto di incontro possa ulteriormente essere motivo di verifica tra le parti nel corso dei futuri ulteriori sviluppi.

Qui nel seguito riportiamo una sintesi dell’incontro:

 

1) COMUNE DI STRESA- FAGGI DI LEVO:

Il tema non faceva parte della scaletta che avevamo proposto, ma lo abbiamo voluto trattare in quanto ci premeva evidenziare il carattere di emergenza paesaggistica che la singolarità di quella realtà presenta.

Abbiamo preso atto, nelle dichiarazioni della Soprintendente che, con il ricorso alla ordinanza d’urgenza, molte volte, gli Enti Comunali “superano” il problema di eventuali vincoli e antepongono la sicurezza alla tutela.

L’Associazione non nega l’esistenza del problema della sicurezza, ma pone anche la questione della corretta manutenzione del patrimonio arboreo pubblico.

Nel caso specifico, sempre l’Associazione ha condiviso la necessità di alcuni limitati abbattimenti, ma negli altri casi ha chiesto anche approfondimenti di indagini e il ricorso ad adeguati interventi di consolidamento.

L’impegno della Soprintendenza ad un approfondimento della questione specifica viene apprezzato da questa Associazione che, a titolo documentario, mette a disposizione il materiale fotografico di cui in possesso e che invierà, a latere della presente, al Funzionario di zona.

 

2) COMUNE DI VIGNONE- VINCOLO INDIRETTO DI S. MARTINO

La questione del Vincolo indiretto, ex art. 45 del complesso monumentale di S. Martino di Vignone, nasce dal mancato interesse al suo riconoscimento come bene da vincolarsi ex art. 136.

L’ultimo contatto informale avuto con la Soprintendenza, datato marzo 2020, indicava che il percorso istruttorio era ancora in itinere.

La Soprintendente rassicura l’Associazione circa il fatto che, ad oggi, si è concluso l’iter istruttorio, istruttoria che ha portato alla indicazione, come beni da vincolarsi anche di alcune altre emergenze culturali, oltre che l’area contigua al complesso monumentale religioso di S. Martino. Sussistono alcune difficoltà di ordine amministrativo, essenzialmente legate alla necessità di individuare tutti i soggetti proprietari cui notificare la proposta, superate le quali, si andrebbe verso la conclusione.

L’Associazione prende atto della rassicurazioni avute e invita a coinvolgere l’Ente Comune affinché fornisca ogni utile collaborazione di ordine amministrativo.

In tal senso, la stessa Consigliera di I.N. Maria Cerutti, si farà carico di attenzionare l’amministrazione Comunale affinché non neghi la collaborazione dei propri uffici.

 

3) VINCOLI: FASCIA COSTIERA STRESA-MONTE TEGGIOLO-BORGO DI VEGLIO.

La questione è comune alle tre proposte in corso da parte della Sezione, cioé l’istituzione di vincoli ex art. 136 del codice su ambiti paesaggistici specifici. Le proposte, al momento, non sono state ancora prese in esame poiché è vacante, ormai da due anni, la Commissione Regionale. Ancora oggi perdura l’inadempimento. Ove questa questione non si sbloccasse, I.N. chiede se via sia una qualche alternativa qualora si chiedesse l’applicazione dell’art. 138 ultimo comma del Codice? Ed inoltre se da parte del Ministero si possa o intenda fare pressioni sulla Regione perché non perduri oltre l’inadempienza rispetto alla ricostituzione della Commissione?

La Soprintendente ci ha informato sugli ultimi aggiornamenti circa la procedura attivata dalla Regione per pervenire alla ricostituzione della Commissione. Tale procedura richiederà tuttavia ancora un paio di mesi di attesa, trascorsi i quali la questione dovrebbe trovare soluzione. Quanto all’ipotesi alternativa, la Soprintendente ritiene che debba essere seguita la via ordinaria per pervenire alla apposizione di vincoli e, quindi, invita a pazientare il tempo ora indicato come necessario per ricostituire la Commissione.

 

4) DEPOSITO DI VOGOGNA.

La questione che l’Associazione pone all’attenzione si riferisce ad un grande deposito di scarti di estrazione lapidea che giacciono in area agricola, a ridosso dello svincolo di Piedimulera della superstrada dell’Ossola. La prima autorizzazione quinquennale è scaduta senza che il materiale sia mai stato stato rimosso. La seconda, riferita ad un altro quinquennio, sarà in scadenza nel giugno 2022, ma sino ad oggi non si ravvisa nessuna operazione di rimozione. La questione ha anche avuto risvolti penali. Nel caso della seconda autorizzazione le prescrizioni date dalla Soprintendenza sono state totalmente disattese dal Comune.

La questione, al di là dei suoi aspetti giuridici e amministrativi, rischia di rimanere un vulnus paesaggistico/ambientale permanente. Sotto il profilo sostanziale, l’Associazione ritiene che il deposito costituisca un rifiuto, camuffato da materiale commerciabile come indicato anche nel progetto di coltivazione di cava da cui proviene, cava dalla quale era stata autorizzata un’estrazione di 2 milioni di mc, a fronte di una dichiarazione, inverosimile, di mc. 0 di rifiuto lapideo.

L’area è agricola, indicata ad elevata produttività; gli ordini di rimozione sono e rimarranno senza esito, la possibilità di interventi sostitutivi trovano il loro limite, sia nei costi che nella impossibilità di individuare una destinazione dell’ingente materiale, stimabile in circa 300.000 mc. In questo scenario, non dei migliori, è possibile pensare ad un recupero ambientale che, in qualche modo utilizzi il materiale? Vi sono forti limiti: urbanistici, giuridici, idrogeologici, ma dobbiamo rassegnarci a che il temporaneo diventi permanente?

Su questa questione, la Soprintendenza riconosce aver maturato un certo ritardo nell’apprezzare l’esatta portata della vicenda. C’é però l’impegno per un approfondimento.

  

5) COMUNE DI VERBANIA: PIANIFICAZIONE PIANO GRANDE.

L’associazione ha subito una sconfitta sul piano giuridico in un contenzioso che, nostro malgrado, ha visto la Soprintendenza costituirsi in difesa dei provvedimenti impugnati. Seppur acclarata dal Comune come conforme, l’area dell’impianto bici cross, manco aveva e ha la conformità urbanistica, almeno per quanto riguarda l’intervento edilizio, essendo l’area classata inedificabile sotto il profilo idrogeologico. Non ha vinto il diritto, ma il non diritto, a cui si aggiunge l’elementare errore geometrico fatto dai giudici che hanno ritenuto la proiezione del confine della costa del lago di Mergozzo e della strada statale 34 non cadere sull’area oggetto del progetto bici cross.

Per noi valeva e vale la prescrizione del Ppr e abbiamo chiesto quale diversa lettura debba essere data a quanto ci pareva molto chiaro nel suo dettato, come qui sotto riportiamo.  

Al fine di salvaguardare il bene tutelato devono essere conservate nella loro integrità le aree agricole e prative di elevato valore paesaggistico e panoramico ubicate tra la sponda del lago di Mergozzo e la strada Verbania-Gravellona Toce; in particolare per evitare la formazione di edificazione a nastro lungo la strada

 

Su questo punto, la Soprintendente è parsa prendere le distanze dall’operato del suo Ufficio, richiamando la responsabilità della precedente gestione, ma non attribuibile alla sua persona.

L’Associazione ha ribadito che anche tutto il restante apparato normativo del PPR rileva pure nella vicenda pendente della variante urbanistica 37, auspicando possa avere un esito ben diverso da quella della pista da bici cross. E’ stato altresì ricordato che la variante 37 è una, ma incombe pure quella di riclassificazione idrogeologica, prodroma di nuove colonizzazioni insediative, non ultima quella legata al destino della cascina dismessa, sulla quale I.N. ha ricordato avere avanzato una sua proposta, fatta oggetto anche di una richiesta di finanziamento di oltre 6 milioni di euro sui fondi del recovery fund, per la sua trasformazione in portale di accesso al parco nazionale Val Grande, proposta sulla quale regna il silenzio dell’amministrazione di Verbania, mentre sono noti i desiderata della proprietà .

In punto variante 37, la Soprintendenza afferma di non aver sciolto ancora le sue riserve, ma attende una serie di risposte da parte del Comune di Verbania a cui ha rivolto quesiti e richieste di precisazioni che, al momento, non pervenute.

Riguardo invece la variante idrogeologica, le possibilità di intervento della Soprintendenza sono più limitate perché viene presentata come variante tecnica, senza effetti urbanistici, pur condividendo la valutazione espressa da I.N. circa il fatto che la mancata finalizzazione della variante, lascia aperto ogni scenario successivo. 

E’ stata ribadita la posizione di I. N. che chiede ancora una volta l’applicazione corretta e coerente del PPR nell’ambito del Piano Grande, ponendo fine a varianti e variantine urbanistiche che a tutto sono finalizzate, men che meno all’applicazione del PPR.

 

6) COMUNE DI STRESA: ALBERGO 2 VILLE.

La posizione di I.N. è che, dopo l’avvenuta decisione del ricorso straordinario davanti al Capo dello Stato, il Comune avrebbe dovuto, senza indugio, mettere mano alla scriteriata variante urbanistica, da noi sempre avversata e rettificarla. Non è avvenuto, non sta avvenendo, si sta privilegiando il ricorso alla concertazione intorno ai progetti edilizi che, via via, sono stati prodotti che potrà anche avere un esito positivo, ma certo non è sorretta da una normativa coerente di PRGC che ponga l’ente pubblico in una posizione di forza di fronte alle richieste proprietarie. Pare poi continui il disimpegno proprietario rispetto alla conservazione dei beni vincolati, nonostante le richieste della Soprintendenza, così come continua il disinteresse del Comune circa l’utilizzo improprio e senza titolo dell’area a fini di parcheggio, mentre vengano avanzate richieste compensative riferite ad altro sito (Villa Castelli) che né hanno pregio giuridico, né trovano alcuna connessione con la riduzione dimensionale che deve attuarsi nell’area due ville. I.N. osserva che una variante rettificativa avrebbe anche l’onere di verificare la coerenza della stessa con l’apparato normativo del PPR che, diversamente, potrebbe essere elusa, qualora l’attenzione si limitasse alle prescrizioni di vincolo.

In punto la Soprintendente ha rivendicato l’attenta revisione progettuale imposta, ridimensionando le iniziali pretese proprietarie, finalizzandola ad una riconduzione del progetto alle prescrizioni di vincolo, con esclusione di una singola grande massa edilizia. Quanto alle ville vincolate, sempre la Soprintendente informa che in questo momento è mutato l’atteggiamento proprietario ed è stato prodotto un concreto progetto di recupero e di conservazione che porrà fine al degrado in atto.

La Soprintendenza valuta positivamente il lavoro avviato dal Comune per l’adeguamento del PRGC al PPR e ha fiducia che l’iniziato percorso possa procedere positivamente.

I.N. replica che conosce il lavoro commissionato dal Comune, ma si tratta soltanto di una verifica preliminare tra l’apparato normativo del PPR e il PRGC. Teme che il processo di adeguamento non procederà in maniera spedita, tanto che al momento è stato approvato un atto di indirizzo per incarico di variante che però si limita solo ad alcuni aspetti della pianificazione senza riferimento esplicito ad un adeguamento generale del piano al PPR. Rimane ferma la posizione di I.N. sulla necessità di una revisione preliminare della variante illegittima collegata al progetto alberghiero. “Due Ville”.

 

7) DEVERO AVVICINARE LE MONTAGNE

I.N. ritiene che Devero avvicinare le montagne, sia emblematico del connubio interessi e politica, entrambi allineanti rispetto al medesimo progetto. I.N. conosce le vicissitudini del rapporto ambientale, che tiene ferma la procedura di VAS, mai arrivato a conclusione e dei “tavoli tecnici” avviati per trovare soluzioni “ tecniche” finalizzate a superare i tanti vincoli che il progetto incontra.

Si manifesta il rischio circa il fatto che, se mai fosse by passato il vincolo del passaggio dei punti di colmine, il progetto potrebbe andare a conclusione; rimanendo i problemi dei siti natura 2000, sottovalutati nella loro portata bloccante.

Quel che a I.N. preme è che la questione sia affrontata non tanto con soluzioni che, volta a volta, superano i singoli problemi, soluzioni che possono probabilmente sempre trovarsi, ma che sia il progetto complessivo l’oggetto dell’attenzione anche sotto il profilo della tutela paesaggistica. Non è indifferente il nuovo maggior carico antropico sul territorio che quel progetto prospetta, esso muta l’uso di un territorio nel suo insieme, ne compromette habitat, ne banalizza la fruizione, lo omologa ad altri e lo priva della sua specificità e singolarità.

Non sono aspetti indifferenti rispetto al valore paesaggio, alla sua percezione d’insieme e sotto questo profilo, la “soluzione” di come by passare il passaggio di colmine, non è soluzione, ma potrebbe rivelarsi lo strumento di sovvertimento della radicata natura di un territorio, ancora a relativo basso impatto antropico. Anche da qui muove l’attenzione di I.N. circa le sorti del monte Teggiolo e la proposta di vincolo, bloccata dalla Commissione decaduta. Persino alcune soluzioni che parrebbero di mobilità più dolce e sostenibile, leggasi impianti di arroccamento a fune, sono, nel progetto, e nelle richieste di finanziamento sui fondi del recovery fund, in realtà strumenti non alternativi all’accesso automobilistico, ma aggiuntivi e cumulativi, tanto da ipotizzarsi davvero insostenibili.

La Soprintendente, in linea di massima, condivide l’analisi di I.N., assicurando che è in corso un’attenta valutazione della proposta progettuale che non è ancora pervenuta alla sua formulazione definitiva. Esprime una propria ipotesi circa gli esiti possibili che il parere del suo Ufficio potrà esprimere e invita comunque I.N. a manifestare la propria opinione anche su singole ipotesi progettuali che potrebbero essere stralciate dal progetto generale e trovare una loro compatibilità ambientale.

            La sollecitazione della Soprintendente viene colta durante l’incontro e vengono indicate alcune positività presenti nel progetto o alcune alternative possibili che potrebbero essere valutate anche con favore.

Su questo punto I.N. ritiene che possa proseguire il confronto su di un tavolo informale dedicato a questo specifico problema, sempre nello spirito di fattiva collaborazione che deve contraddistinguere la propria azione.

 

8) BAVENO CONCESSIONE MINERARI A:

I.N. ritiene “scandalosa” la concessione mineraria rilasciata dalla Regione. Era intervenuta nella fase pubblica della valutazione di VIA con un proprio documento articolato e complesso. Ora giace un nostro esposto penale presso la Procura di Torino. Solo un dato è sufficiente per illustrare quanto poco credibile sia il progetto di coltivazione e di recupero, peraltro fortemente ridimensionato rispetto a quello già autorizzato per la concessione scaduta. Vengono concessi 1.200.000 mc di coltivazione per 20 anni. La capacità dichiarata di produzione da parte della ditta è di 40.000 mc annui massimi, ossia 800.000 mc in venti anni. Questo significa che alla scadenza della concessione in corso si riprodurrà l’identica situazione di quella precedente, ossia il mancato esaurimento produttivo, legittimerà il mancato recupero ambientale. Se poi si pone attenzione al fatto che la capacità residua al termine della coltivazione precedente era di 800.000 mc., è evidente che tenendo fermo quel dato, sarebbe bastato rinnovare la concessione per la parte residua, mantenendo saldo il progetto di recupero non attuato ed oggi invece radicalmente ridimensionato .

Se però poco o nulla si può fare per il passato, I.N, chiede la massima attenzione da parte della Soprintendenza, in occasione dei prossimi rinnovi quinquennali della autorizzazione paesaggistica, monitorando l’andamento dell’attività e subordinando ogni rinnovo all’esatto compimento delle operazioni di recupero, per quanto previsto in corso di coltivazione, e non solo a fine di essa.

La Soprintendente prende atto di quanto fatto oggetto di osservazione da parte di I.N. e garantisce l’impegno dell’Ufficio circa future attente valutazioni del caso sollevato.

 

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