Italia Nostra

Data: 5 Novembre 2020

No alla cementificazione degli argini alla foce del Frigido

Il progetto della cementificazione delle golene del nostro fiume appena proposto era stato già contestato dalla nostra sezione anche attraverso un convegno specifico che si tenne a Marina di Massa nell’auditorium della Chiesa dei Servi di Maria a M di Massa il 7 dicembre 2018.

Tutti i nostri esperti idraulici e geologi convennero che il progetto presentasse degli aspetti meritevoli di approfondimento.

La nostra posizione auspica la riduzione dell’artificializzazione degli alvei delle sponde di pertinenza fluviale migliorando invece la qualità delle acque e l’ecosistema idrografico particolarmente nei tratti fluviali di pianura e le foci dei fiumi Frigido, Carriona e Versilia.

L’asta fluviale del Frigido, in particolare nel tratto della foce dove insiste un Parco Fluviale proposto ed attuato anche da Italia Nostra, dovrebbe diventare un “corridoio ecologico” con interventi di piantumazione di specie arboree igrofile ed autoctone come prevede anche il Pit, Piano paesaggistico che ricorda gli indirizzi comuni a tutto il territorio: “migliorare la qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali …la riduzione dei processi di frammentazione e artificializzazione degli argini, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale”.

In estrema sintesi siamo fortemente critici nei riguardi di questo progetto anche per l’assenza di un adeguato percorso partecipativo! Riteniamo che il confronto, la condivisione siano importantissimi specie quando si realizzano interventi in grado di cambiare l’aspetto del territorio.

Al fine di meglio comprendere le caratteristiche dell’opera in cantiere e per offrire alla cittadinanza l’opportunità di conoscere quanto immaginato per la messa in sicurezza del fiume chiederemo copia dei documenti del progetto delle nuove arginature che il comune avrebbe dovuto illustrare in fase preparatoria. Ci auguriamo che venga affrontato e risolto il problema dell’insabbiamento della foce perché non é più rimandabile.

Per chiarire anche questa questione del sovralluvionamento della foce ricordiamo che tutti i corsi d’acqua che sfociano in mari interni, dove non ci sono maree consistenti, hanno la tendenza naturale all’insabbiamento. Nei fiumi importanti, Arno Serchio e Magra si costituiscono depositi sabbiosi lasciando però, data la portata, che il fiume continui ad avere uno sbocco al mare (il Magra è costantemente dragato per le imbarcazioni da diporto). Nei corsi d’acqua minori, dove la portata estiva può essere quasi nulla, si formano dei tappi che una volta preludevano all’impaludamento retrodunale, come era successo dappertutto in natura.

Le proposte:

1) L’apertura a mare dei fossi, e anche del Frigido può essere garantita solo con un’escavazione, al bisogno, con rimozione delle sabbie e delle ghiaie.

2) Questa rimozione si potrebbe applicare una tantum anche per tutto il fiume fino alla Stele per circa un metro riportando il fondale nella situazione di qualche anno fa e con costi bassissimi per la qualità del prodotto escavato, il quale a sua volta deriva dalle escavazioni del marmo.

3) Si potrebbe pensare anche alla costruzione di una cassa di laminazione delle piene a livello del depuratore delle “Querce” ormai definitivamente chiuso.

Segnaliamo con l’occasione che anche nel Fiume Versilia c’è una problematica simile. Qui per garantire il pescaggio necessario alle barche per raggiungere le darsene (ne sarebbero previste altre due) sono costretti a una forma di dragaggio molto forte, aspirando il fondo del fiume non solo sulla foce (il fondo dei fiumi deve essere caratterizzato). In merito sarebbe opportuno conoscere dove finisca il materiale aspirato. Su questo aspetto, vista la vicinanza della nostra costa, le correnti marine, riteniamo sarebbe opportuna una verifica.

Il Presidente della Sezione, Bruno Giampaoli

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