Italia Nostra

Data: 16 Gennaio 2017

Italia Nostra nazionale interviene sul Porto Vecchio di Trieste con un “masterplan” per la riqualificazione

Il ruolo di Italia Nostra nell’intervento Mibact /CIPE

 

Con grandissima soddisfazione, nella scheda di intervento allegata alla deliberazione CIPE, si legge che l’intervento dei 50 milioni per il Porto Vecchio di Trieste “prende le mosse dal Masterplan di Italia Nostra” assumendone nella descrizione tecnica anche i criteri generali. Considerato che sarà necessario l’adeguamento del masterplan ai nuovi provvedimenti intervenuti (es. sdemanializzazione e passaggio al Comune di Trieste) il presidente Nazionale, avv. Marco Parini, ha chiesto, anche per accelerare l’intero processo, di poter partecipare con un proprio rappresentante ai tavoli tecnici eventualmente apprestati per la definizione degli interventi e di poter formulare, nelle varie fasi di programmazione e progettazione degli interventi, le proprie osservazioni e contributi conoscitivi.

In questi giorni è stato definito il passaggio al Comune di Trieste delle aree del Porto Vecchio, oggetto di sdemanializzazione a seguito dell’emendamento inserito dal senatore Francesco Russo nella Legge di stabilità 2014.

Il Governo, tramite una delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), ha stanziato 50 milioni di euro da spendere nell’arco di 6 anni per l’avvio dei lavori di riqualificazione del Porto Vecchio. Il finanziamento fa parte del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 e precisamente del Piano stralcio “Cultura e Turismo” previsto dalla delibera del CIPE n. 3/2016. Delibera che inquadra il recupero del Porto Vecchio tra gli “interventi di grande spessore volti al recupero di strutture dismesse e degradate di grande valore culturale”.

Il Masterplan di Italia Nostra, redatto dalla nostra associazione nel 2013, è stato fondamentale in tale assegnazione. Infatti nella scheda ministeriale si indicano le linee guida del Masterplan come strumento direttorio per il Porto Vecchio e si fa evidente riferimento alla corposa documentazione che lo compone e che ne sta alla base.

In base a tutto ciò Italia Nostra chiede, anche a nome del suo presidente nazionale, di prendere parte, accanto alla Regione FVG, all’Autorità portuale e al Comune di Trieste, ai tavoli tecnici che si terranno sul recupero del Porto vecchio, a motivo delle sue riconosciute competenze e del ruolo che ha avuto nell’assegnazione dei fondi CIPE.

All’unico tavolo tecnico svoltosi finora erano presenti la Regione FVG, il Comune di Trieste, l’Autorità Portuale di Trieste e il Ministero dei Beni Culturali. Italia Nostra, a quella riunione non è stata nemmeno invitata, nonostante il ruolo che ha avuto la nostra associazione in molte delle procedure per il Porto Vecchio, e nonostante venga esplicitamente citata nella scheda di intervento allegata alla delibera del CIPE n. 3/2016.

Nella Scheda d’intervento n.11 (Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 – Piano stralcio Cultura e Turismo – Schede d’intervento) il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo dichiara che l’intervento sul Porto vecchio, per cui sono stati stanziati 50 milioni di euro finalizzati al restauro e alla valorizzazione dell’area, ..

“prende le mosse dal Masterplan elaborato a cura di Italia Nostra che si prefigge l’obiettivo strategico del recupero funzionale e strutturale dell’ambito del Porto Vecchio…” e aggiunge alla fine del documento che “gli utilizzatori finali (dei fondi)…….dovranno assumere l’impegno di attuare le previsioni del Masterplan”. Sempre nella descrizione tecnica dell’Intervento si dice ancora che “nella prima fase d’intervento si procederà con la messa in sicurezza di tutti gli edifici” e che “gli interventi su tutti i 34 magazzini e manufatti storici saranno di recupero funzionale secondo criteri edilizi di restauro leggero …”

Per evitare gli errori del passato, l’attuazione degli interventi non dovrà inoltre avvenire attraverso un concessionario unico.

Ricordiamo che il Masterplan, a cui il Ministero si riferisce, ha già ottenuto il parere positivo da parte dello stesso Ministero (MIBACT) e di altri enti che si sono espressi favorevolmente (Autorità Portuale, Provincia di Trieste, direzione Mibact FVG).

La scheda ministeriale raccomanda in particolare di rispettare la tutela architettonica stabilita nel  2001 (con i noti  vincoli) affinchè l’area non diventi un qualsiasi waterfront urbano, ma mantenga le caratteristiche di zona portuale nonostante il progressivo trasferimento nella costruenda piattaforma logistica delle attività connesse con i traffici commerciali nel Porto Nuovo.

Nella stessa scheda ministeriale, che riporta quasi integralmente il Masterplan di Italia Nostra, è previsto che nella prima fase si procederà con la messa in sicurezza di tutti gli edifici, mentre non si prevedono nuove costruzioni se non limitatamente ai volumi che verranno demoliti.  L’area di Barcola-Bovedo resterà zona di verde attrezzato con interventi di utilizzo per la balneazione e per l’ insediamento di società veliche o nautiche e minime strutture ricettive collegate. Per il riutilizzo immediato dell’area si deve provvedere anche alle opere di  infastrutturazione e ai sottoservizi (acqua, fognature, energia, collegamenti telematici…). A questo proposito nel documento si fa riferimento anche a quanto già ipotizzato da Portocittà.

L’attuazione degli interventi non dovrà inoltre avvenire attraverso un concessionario unico. La regia dell’attuazione, la realizzazione delle opere infrastrutturali e il coordinamento degli interventi sugli edifici dovrà restare in capo al Comune  e all’Autorità Portuale, con la concessione dei singoli magazzini agli utilizzatori finali, che dovranno assumersi l’impegno di attuare le previsioni del masterplan.

In sostanza si tratta dei concetti e delle previsioni progettuali previsti nel Masterplan e affermati da Italia Nostra in pubblici documenti, nei convegni di studio sul Porto vecchio e nelle 34 tavole illustrative pubblicate nel 2014 nel volume redatto da Italia Nostra in italiano e in inglese diffuso a livello internazionale.

Considerato che storicamente il Porto Vecchio è stato luogo di sperimentazioni, di applicazione di brevetti, di nuove tecnologie e di nuovi materiali costruttivi, il Masterplan non vuole essere soltanto un piano urbanistico e architettonico, ma si propone la collaborazione scientifica di studiosi internazionali (vedi il Comitato scientifico internazionale fondato da Italia Nostra e attivo dal 2010), la ricerca di competenze specifiche da individuare nell’Università di Trieste e nell’Area Science Park, per applicazioni di tecniche e di materiali ecosostenibili.

A seguito della nuova situazione giuridica del Porto Vecchio, con la perimetrazione della “dividente demaniale” che individua esattamente le aree di competenza del Comune e dell’Autorità portuale, alcune parti del Masterplan andranno modificate, ma ciò non dovrà influire  assolutamente sui contenuti e sulle previsioni fondamentali di questo strumento direttorio.

Quindi esso sarà modificato nella parte in cui sarà necessario farlo, ai sensi del Decreto del Commissario del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia del 26 gennaio 2016, in virtù del quale è stato stabilito lo spostamento di parte del Punto Franco del Porto Vecchio in altri siti, nonché ai sensi delle intese intercorse fra la Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e il Sindaco di Trieste, in accordo a loro volta con le altre Istituzioni interessate (Porto, Dogana, Demanio, Capitaneria, Guardia di finanza), così come è stata concordata la cosiddetta DIVIDENTE del territorio del Porto Vecchio.
Per gli effetti di tale accordo consegue che la linea di costa rimane in capo all’Autorità di Sistema Portuale e al Demanio, con la continuità del regime di Porto Franco, mentre la rimanente parte del territorio viene sdemanializzata e trasferita al patrimonio del Comune di Trieste che ne diviene il proprietario.

Il Masterplan elaborato da Italia Nostra deve diventare il punto di partenza su cui confrontarsi e distribuire, secondo un cronoprogramma, i fondi per gli interventi.

Italia Nostra è pronta a dare tutta la propria collaborazione, a mettere a disposizione le proprie competenze anche per attivare progetti già pronti e in fase di finanziamento pubblico e privato.

Ciò avverrà in base a riunioni propositive e operative che Italia Nostra si accinge a fare con le parti interessate alla trasformazione possibile del distretto storico portuale. Il primo incontro tecnico/operativo è programmato per il 27 gennaio prossimo.

 

ITALIA NOSTRA – Sezione di Trieste

 

 

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