Italia Nostra

Data: 25 Febbraio 2020

A Siracusa presentazione degli studi di Lucia Trigilia e Vittorio Fiore su Villa Reimann

Il 20 Febbraio scorso alla presenza di un folto ed interessato uditorio, ospite degli amici de ‘IL CERCHIO’, ITALIA NOSTRA ha presentato gli studi su Villa Reimann dei professori Lucia Trigilia e Vittorio Fiore (Vice presidente della Sezione), docenti presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Catania con sede a Siracusa, pubblicati con il titolo ” La dimora e la Città tra ‘800 e ‘900 – Villa Reimann: storia e recupero“, per i tipi di LetteraVentidue .
Il pregevole volume, importante contributo alla migliore conoscenza delle dimore storiche della città, è doviziosamente corredato di cartografie e  foto d’Epoca, di documenti d’Archivio, di rilievi architettonici e di dettaglio.
Per i caratteri storici, architettonici ed ambientali, Villa Reimann esercita una particolare suggestione nell’immaginario siracusano. La Villa è legata al personaggio della danese Christiane Elisabeth Reimann che, dal 1934, va ad arricchire la lunga lista di stranieri illustri che, conquistati dal fascino millenario di Siracusa, vi si stabilirono tra l’800 e il ‘900. La Reimann acquistò la Villa e le sue pertinenze a partire dal 1934, a più riprese, trasformando e valorizzando un contesto ambientale che costituisce un unicum. La Villa, che si inserisce nel più ampio quadro storico della crescita urbana post-unitaria  di Siracusa, va a rioccupare, con altre ville e case di villeggiatura extra moenia  l’area della Pentapoli greca.
Casa “Fegotto”, il primo nucleo di quella che sarà poi Villa Reimann, è espressione della nuova tendenza  della borghesia del “vivere fuori città”  e della ” villeggiatura” che genera un sistema insediativo di ampio respiro in zone di pregio prossime ad aree archeologiche e paesaggistiche.   Tale patrimonio subisce una vera e propria devastazione a causa della disordinata espansione edilizia del dopoguerra. Villa Reimann, scampata alla speculazione, mantiene intatta la connessione con un patrimonio archeologico di tombe e di ipogei di epoca greca e bizantina talmente esteso da farla considerare un vero e proprio sistema con la Necropoli “Grotticelle” e con la Latomia del Carratore, sito archeologico di grande fascino pressocché sconosciuto ai viaggiatori, quanto ai siracusani. Le Latomie, cave di pietra di epoca greca, si sono tramutate nel tempo in spazi riconquistati dalla vegetazione per l’apporto di terriccio e sedimenti fini ad opera delle acque meteoriche. L’esempio più notevole ed esteso di tale trasformazione è la suggestiva Latomia dei Cappuccini, sul bordo della quale alla fine del ‘500 fu edificato il Convento dei Cappuccini. La prima parte del libro tratta esaustivamente gli aspetti storici, archivistici e archeologici della dimora e del giardino, con tutti i passaggi di proprietà, a partire dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi. La ricerca storica restituisce una intricata vicenda proprietaria a partire dal 1851; i catastali storici raccontano l’accerchiamento della Villa del Novecento.
Nella seconda parte l’approccio tecnologico ha affrontato le trasformazioni della Villa ricostruendone le vicende attraverso i cantieri desunti dai computi metrici  e dalla lettura di alcune lettere del Fondo Reimann custodite presso la Biblioteca Comunale. Le fasi di crescita dell’edificio evidenziano l’integrazione tra tecnologie tradizionali locali e “nuove” tecniche costruttive in uso negli anni ’30 del Novecento, in un mix che ancora occhieggia a stilemi propri del classicismo. Le pregevoli finiture propongono una contaminazione stilistica tra ottocento siracusano, jugendstil  mitteleuropeo e linee razionaliste. L’ampliamento della Villa  è opera di noti professionisti, artisti e maestranze locali. Lo studio oggetto della pubblicazione ha come obiettivo non solo l’inserimento della Villa tra i beni culturali da inserire negli itinerari turistici, ma soprattutto un suo recupero armonico che tenga conto delle potenzialità dell’edificio per un riuso virtuoso  da destinare ai cittadini, ai viaggiatori ed agli studiosi universitari ai quali  Christiane Reimann, eccezionale figura di donna, pensò di offrire quegli spazi, come sta scritto nel Testamento  che ha consegnato la Villa alla città che la accolse e la ospitò fino alla fine dei suoi giorni. Questo e tanto altro ha ascoltato un uditorio numeroso ed attento; questo e tanto altro si può leggere nell’interessante e documentatissima pubblicazione curata dalla prof.ssa Lucia Trigilia e dal prof. Vittorio Fiore, entrambi docenti di Architettura dell’Università di Catania.

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