Italia Nostra

Data: 23 Gennaio 2018

Chiesa dell’Immacolata a Fiumara di Muro (Reggio Calabria): segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Piazza San Rocco, 8 –  Fiumara di Muro (Reggio Calabria)

Tipologia generale: edificio di culto

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: è oggi un organismo ad aula con profondo coro e abside; le previste navate laterali del progetto di ricostruzione dopo il terremoto del 1783, non sono state mai costruite, per l’esigua superficie disponibile.

Epoca di costruzione: sec. XV

Comprende: unica aula con profondo coro e abside. Al fondo dell’abside la trabeazione si interrompe per accogliere una grande ma semplice cornice in stucco che contiene una tela di pregio (Madonna Immacolata con Angeli musicanti e simboli delle laudi)

Uso attuale: le sue condizioni sono alquanto precarie. Oltre ad edificio di culto, la chiesa, in diverse occasioni, è stata teatro di mostre ed esposizioni culturalmente importanti

Uso storico: la chiesa è stata ricostruita dopo il terremoto del 1783. La sua ricostruzione fu completata nel 1832

Condizione giuridica: la chiesa appartiene all’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova

Segnalazione: del 13 gennaio 2018 – della Sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra – reggiocalabria@italianostra.org

Motivazione della scelta

La chiesa è sorta contemporaneamente all’abitato – nel rione Terra – e ne ha condiviso le vicende storiche; se ne ha notizia fin dal 1481 e specialmente dalle relazioni delle Visite Pastorali dell’arcivescovo di Reggio, Annibale D’Afflitto dal 1595 al 1634; nel 1751 essa è stata promossa a Collegiata; nel 1783, il famigerato terremoto l’ha distrutta con gran parte dell’abitato.

Dal 1784 se ne è avviata la ricostruzione nello stesso sito e con essa di tutto l’abitato ma quest’ultimo in luogo più basso e meno acclive; la chiesa è stata ricostruita su progetto dell’ingegnere reggino Giuseppe Porchi per un costo di 20 ducati ed è stata completata nel 1832 anche con l’apposizione della grande tela – datata 1832 – che raffigura la titolare, del pittore messinese Gaetano Bonsignore.

È stato il sacerdote Antonio Corsaro il maggiore fautore della sua ricostruzione nelle forme e nel sito attuali, con il recupero di parte dei materiali della vecchia; l’edificio misura 108 palmi di lunghezza, 34 di larghezza e 39 di altezza (corrispondenti a m. 28,47 di lunghezza, m. 8,96 di larghezza, e m. 10,28 di altezza). Nel portale ligneo d’ingresso è incisa la data 1832.

Nel 1863 e nel 1872 sono state realizzate opere di rafforzamento dei muri laterali e di sistemazione del tetto che il terremoto del 1908 ha fatto crollare di nuovo; esso è stato ricostruito qualche tempo dopo; infine, nel 1996 sono stati realizzati importanti “lavori di manutenzione straordinaria e di risanamento conservativo”. La chiesa appartiene all’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova.

Essa è oggi un organismo ad aula con profondo coro e abside, poiché le previste navate laterali non sono state mai costruite, per l’esigua superficie disponibile.

Le sue condizioni sono alquanto precarie.

All’interno le paraste che scandiscono le pareti hanno il fondo arretrato, le basi e i capitelli di ordine ionico cinquecentesco (all’occhio delle volute è appeso un serto di fiori e foglie di stucco bianco) che risalta con il colore azzurro del fondo; il fregio è dipinto in sottofondo in grigio su cui risaltano leggeri decori fitomorfici bianchi. Nei risalti della trabeazione vi sono piccoli cesti di fiori e nella parte più alta delle paraste, risaltano dal fondo azzurro grappoli di fiori bianchi.

Al fondo dell’abside la trabeazione si interrompe per accogliere una grande ma semplice cornice in stucco che contiene una tela di pregio (Madonna Immacolata con Angeli musicanti e simboli delle laudi).

L’altare maggiore, proveniente dall’antica chiesa, sopravvissuto al terremoto del 1783, è rivestito di marmi siciliani in prevalenza rossi, mostra i segni delle vicissitudini che ha attraversato: un interesse particolare suscitano le due belle e raffinate profilature modanate che segnano il piano ideale della mensa ed il livello da cui spicca l’altare, realizzate con maestria in intarsio marmoreo.

Si sono rilevate talune affinità con la chiesa dello Spirito Santo di Scilla: per esempio nella la decorazione che “addobba” con una veste leggera di intonaci e stucchi comprendenti stilemi architettonici (l’ordine ionico cinquecentesco a Fiumara e l’ordine composito a Scilla), nei leggeri decori floreali sovrapposti e nei colori tenui (azzurro cielo a Fiumara, giallo e azzurro a Scilla) usati per sottolineare per risalto le bianche membrature ordinate.

La festosità degli interni, tipica del Settecento italiano, contrasta qui con una risoluzione severa degli esterni che ha sofferto anche per la “riduzione” dell’impianto planimetrico spaziale che lo rende tuttavia simile a quello di Scilla, ovvero un’aula scandita dal sistema “ordinato” di paraste, ed una facies festosa, quasi fastosa, una volta a botte in struttura leggera ad incannucciata (che ora manca a Fiumara), l’abside e il coro con il suo catino ed una cantoria con andamento ondulato sul lato d’ingresso. Si può ipotizzare che l’arciprete Corsaro abbia visto la chiesa di Scilla e si sia lasciato ispirare da essa, tanto da rivolgersi alle stesse maestranze siciliane per quella che diventerà, il suo monumentum.

L’edificio è adesso raggiungibile a piedi attraverso un percorso in ripida salita; é un po’ isolato dal contesto dell’abitato che risulta come somma di nuclei abitati prossimi.

La chiesa presenta motivi di interesse scaturenti dai suoi caratteri storico-architettonici, nonché da quelli cultuali e antropologici. Ogni anno, l’8 dicembre, festa della Patrona di Fiumara, Maria SS. Immacolata, dall’edificio di culto, sito in piazza San Rocco, si diparte la solenne processione della sacra effige della Madonna che viene portata a spalle per le vie del paese. Tale processione, di antica memoria, è un evento molto sentito dagli abitanti che rendono così omaggio alla loro Protettrice. Il luogo di culto testimonia, quindi, la devozione profonda rivolta a Maria dal popolo fiumarese ed assume carattere fortemente identitario per la comunità. Il cammino processionale descritto collegando passato e presente, avvalora l’importanza del luogo sacro, mentre Maria, nell’immaginario collettivo locale, si erge a difensore della sopravvivenza del paese stesso.

La chiesa, in diverse occasioni, è stata teatro di mostre ed esposizioni culturalmente importanti, rivelando la propria versatilità e la capacità di saper “vestire” anche paramenti diversi da quelli tipicamente cultuali. Considerato il valore storico-architettonico del bene, nonché quello cultuale-antropologico, visto il recente interesse dedicatogli da un’équipe di studiosi di Italia Nostra, sezione di Reggio Calabria, si intende segnalarlo per scongiurare future situazioni di ulteriore degrado.

La dislocazione territoriale del centro abitato di Fiumara di Muro e quella della chiesa permettono valenze ambientali notevoli (prossimità e vista panoramica sullo Stretto), benché il centro abitato – costituito da più “rioni” – soffra di abusivismo edilizio diffuso e conseguente incompiutezza degli edifici che ne deturpano l’insieme.

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