Italia Nostra

Data: 15 Luglio 2016

Abbazia di Santa Maria della Ferraria (Vairano Patenora): segnalazione per la Lista Rossa

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Ultim’ora: al via i lavori per la messa in sicurezza della cappella. Per approfondimenti, si veda l’articolo su: https://www.italianostra.org/vairano-patenora-parte-la-messa-in-sicurezza-della-cappella-dellabbazia-della-ferrara/

 

Indirizzo/Località: Verdesca comune di Vairano Patenora in provincia di Caserta

Tipologia generale: architettura religiosa

Tipologia specifica: abbazia

Configurazione strutturale: complesso gotico composto di vari edifici tra cui la cappella

Epoca di costruzione: abbazia sorta nel 1171

Comprende: esteso complesso che comprende la cappella dello Spirito Santo o di Malgerio Sorel, lo scriptorium dove soggiornò Federico II con affreschi rinascimentali, l’ala sud, l’acquedotto pensile posto su archi gotici

Uso attuale: tutto il complesso è in pericolo di crollo e completa distruzione, anche a causa dei ripetuti microsismi del Matese

Uso storico: da molto tempo ha perduto il suo uso religioso, fu abusivamente occupata nei primi anni del 1900. Nel 1928 con provvedimento pubblico l’occupazione fu legittimata ed il bene concesso per un canone enfiteutico

Condizione giuridica: proprietà del Comune di Vairano in provincia di Caserta

Segnalazione: del luglio 2016 – Sezione di Caserta – caserta@italianostra.org

Motivazione della scelta: l’abbazia è sorta nel 1171, primo monumento gotico del Regno di Napoli, filiazione di Fossanova, beneficata dai re normanni, visitata da Gioacchino da Fiore, dall’imperatore Federico II che vi dimorò, luogo di studio e monacazione di Celestino V del quale custodisce l’unico ritratto quand’era ancora in vita. Il ciclo di affreschi, che è nella cappella dello Spirito Santo o di Malgerio Sorel, ha una datazione di oltre 720 anni e custodisce un raro “ritmo gotico” del XIII secolo, di recente restaurato con il contributo della Banca Capasso Antonio S.p.A. di Alife, che rispose all’appello del Centro Studi sul Medioevo in Terra di Lavoro (Via G. Angeloni 86 81051 Pietramelara-Caserta).

Il Centro Studi sul Medioevo fin dal 2005, con appelli, convegni e pubblicazioni, denuncia il grave pericolo di deperimento dell’Abbazia ed ha chiesto a Comune di Vairano, nudo proprietario e destinatario del decreto di Vincolo ed alla Soprintendenza, di attivarsi per salvare l’abbazia dal gravissimo degrado in cui versa.

Tutto il complesso è in pericolo di crollo e completa distruzione, anche a causa dei ripetuti microsismi del Matese.

L’Abbazia era stata abusivamente occupata nei primi anni del 1900. Nel 1928 con provvedimento del Commissario Ing. Buontempo l’occupazione fu legittimata ed il bene concesso per un canone enfiteutico. Vale a dire che la nuda proprietà restava al Comune di Vairano mentre i possessori legittimati avevano il diritto di usarne e, oltre al pagamento del canone, dovevano manutenere e migliorare l’immobile. È invece accaduto che l’immobile sia stato abbandonato e, senza custodia, lasciato al degrado e alla rovina con progressivi crolli che si sono perpetrati nel tempo.

In pericolo di collasso è lo scriptorium dove soggiornò Federico II, dove vi sono affreschi rinascimentali. In pericolo di crollo sono anche l’abside della chiesa, l’ala sud, l’acquedotto pensile posto su archi gotici.

L’abbazia è gravemente deteriorata: versa in completo abbandono, priva di tetti ed invasa da alberi e rovi che disgregano le murature, salvo che per un’ala dove sono stati effettuati maldestri interventi di recupero. Tuttavia, quest’abbazia, che precede nel Regno di Napoli tutte le case di benedettini riformati e degli Ordini Ospedalieri, rappresenta ancora una concreta testimonianza della storia e della cultura materiale della civiltà medievale nel territorio compreso tra il basso Lazio e l’Alta Terra di Lavoro in un’epoca di grandi fermenti e rinascita culturale, sociale ed economiche in cui le comunità religiose svolgevano un ruolo determinante.

Per il recupero dell’abbazia vi è un progetto di consolidamento e restauro della cappella di Malgerio Sorel del costo di 100.000 euro donato oltre un anno fa al comune di Vairano.

Il Centro Studi sul Medioevo ha anche elaborato uno studio di perfettibilità, anch’esso inutilmente comunicato al Comune di Vairano.

Il Centro Studi del Medioevo ed Italia Nostra Sezione di Caserta hanno anche segnalato con raccomandata a Comune e Soprintendenza di Caserta la possibilità di attingere finanziamenti al POC 2016 della Regione Campania, per poter finanziare il restauro della cappella e della vicina abside della chiesa.

Usi possibili: l’Abbazia è posta ai margini della via Francigena del Sud ed è a qualche chilometro dallo svincolo autostradale di Caianello, frequentato da visitatori e turisti che si recano a Pietrelcina, Pompei, Montecassino. Grazie all’affresco di Celestino V, l’abbazia debitamente restaurata può diventare tappa e sosta per pellegrini, “turisti lenti” e luogo di laboratori di arti e mestieri. Basti dire che, in passato vi hanno fatto sosta 40 studenti della facoltà di Architettura di Venezia che, a piedi, si recavano in Puglia.

Il primo appello per la tutela e riuso fu lanciato nel 2005, sono seguiti convegni, dibattiti, ma solo una banca ha stanziato fondi per il restauro. Il Comune nudo proprietario non chiede la devoluzione in danno dei livellari che anziché migliorare hanno fatto perire il bene, non attiva progettazioni, non fa programmazione. Come del resto la Soprintendenza di Caserta, che vincolò negli anno 80 del ‘900, ma non ha mai agito per la tutela, nonostante ripetuti solleciti, è del tutto inerte, come lo è stato per decenni per Carditello

Una recentissima (31 maggio 2016) interrogazione parlamentare attende risposta. Venerdì 8 luglio (sempre 2016) il Comune su richiesta della la minoranza consiliare ha dibattuto per la prima volta dell’Abbazia di S. Maria della Ferrara.

 

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