Italia Nostra

Motoseghe all’assalto anche delle Pinete storiche ravennati?

7 Luglio 2026
pinete ravvenati
Destano preoccupazione le migliaia di pagine del nuovo Piano di Gestione Forestale del Comune di Ravenna, che interessa anche le Pinete di San Vitale e Classe, celeberrime in tutto il mondo. Un patrimonio di altissimo valore di oltre 2000 ettari, per cui nacque la prima legge di tutela del paesaggio d’Italia.
 

Il Piano Forestale

 
Si scopre che per la prima volta, dopo, potremmo dire, secoli, viene redatto un Piano forestale per questi luoghi che, dal punto di vista culturale ed ambientale, possiamo ritenere sacri. I piani, com’è noto, sono finalizzati a far convivere le finalità di conservazione e perpetuazione nel tempo dei boschi, lo sfruttamento produttivo e la fruizione turistica.
Perché, finora, nessuno aveva mai stilato un piano? Potremmo affermare che nel passato i boschi pinetati del ravennate fossero affidati alle cure puntuali e tutto sommato poco invasive dei guardiani delle pinete, ed anche dei cittadini, a cui era garantito il diritto di legnatico. Ma ora, dopo evidenti decenni di trascuratezza, la soluzione è di mettere a bando questo immenso patrimonio per farlo gestire con le modalità di ampio impatto quali quelle per così dire “industriali”, esternalizzando e affidando le lavorazioni a squadre di camion, scarrabili, piattaforme e molto altro? Magari a diretto contatto con la filiera delle biomasse e dei relativi inceneritori ben radicati sul nostro territorio? Le nostre pinete più preziose, per fortuna ancora immuni all’ attacco della Toumeyella che ha distrutto per sempre, nell’indifferenza e talvolta giubilo delle Istituzioni, alcune delle più celebri pinete del Sud e Centro Italia, ridotte ad un cantiere?
 
 

La perdita di capitale di biodiversità

 
In una serie di slide relative al Piano diffuse recentemente, si legge che “La possibilità di mettere in rinnovazione il soprassuolo di pino domestico nel periodo di validità del piano andrà quindi studiata caso per caso, anche in funzione della probabile risposta sociale negativa all’eventuale intervento di taglio raso (e quindi all’abbattimento di esemplari stramaturi anche monumentali)”. In poche parole si afferma che la messa a morte, mediante il taglio a raso, di esemplari monumentali di pino domestico di oltre 100 anni non rappresenta un problema di perdita di un capitale di biodiversità e servizi ecosistemici enormi, accumulatosi nei decenni ed insostituibili, ma di “risposta negativa” da parte di qualche gruppetto di esagitati poco informati? Le slides concludono quantificando il quantitativo di legname da asportare nelle fustaie di latifoglie e conifere pari a oltre 25 mila tonnellate, ovvero oltre 25 mila metri cubi, per un ricavo previsto di quasi 1 milione e 200 mila euro di cui solo 1.130.000 dalle conifere. Strumenti dagli obiettivi condivisibili quali i Piani di Gestione Forestale, come potrebbero tradursi in termini pratici per le pinete ravennati? I cittadini preoccupati guarderanno con attenzione tutte le carte e i prossimi sviluppi, a partire dall’approvazione del Piano in Consiglio Comunale il 7 luglio.  
 
 
Italia Nostra Sezione di Ravenna