Le campagne

Data: 13 Luglio 2016

Chiesa di San Giovanni Decollato (Viterbo): segnalazione per la Lista Rossa

viterbo 1

Indirizzo/Località: Via San Giovanni Decollato (centro storico di Viterbo)

Tipologia generale: architettura religiosa

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: chiesa a croce latina, con due ingressi, uno su via del Lazzaretto e l’altro su via S. Giovanni Decollato, fondamentale strada di comunicazione già a partire dal XVI secolo che metteva in collegamento porta Faul con il quartiere di S. Faustino

Epoca di costruzione: sec. XIII

Uso attuale: dai primi anni del ‘900 fu destinata a magazzino comunale, poi a sede della Banda musicale di Viterbo e, tra il 1970 e il 1980 divenne garage della nettezza urbana del Comune. Sul finire degli anni ‘80 la Cooperativa Centro Arte e Restauro “Andrea Scriattoli” stipulò un contratto col Comune, in cui era previsto il completo restauro dell’edificio in cambio della concessione in affitto dell’intero complesso. Attualmente la chiesa ospita il Ristorante Pizzeria il Lazzaretto chiuso nel novembre 2015.

Uso storico: chiesa ed oratorio

Condizione giuridica: proprietà del Comune di Viterbo

Segnalazione: del 12 giugno 2016 – sezione di Viterbo – viterbo@italianostra.org

Motivazione della scelta: la chiesa di Santa Maria della Ginestra, detta poi di S. Giovanni Decollato, è posta sulla collina di fronte al Mattatoio. A fianco sono l’oratorio, che conservava un Crocifisso da processione, oggi nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita, ed il giardino con una fontana in peperino.

La chiesa di San Giovanni Decollato presenta una pianta a croce latina, con due ingressi, uno su via del Lazzaretto e l’altro su via S. Giovanni Decollato, fondamentale strada di comunicazione già a partire dal XVI secolo che metteva in collegamento porta Faul con il quartiere di S. Faustino. All’interno della chiesa sono ancora presenti tre altari, ricordati già nel 1468. Sull’altare maggiore si trovava un quadro con la Decollazione di San Giovanni Battista opera di Anton Angelo Bonifazi. Sull’altare a sinistra era il quadro raffigurante la Madonna sul sepolcro e l’angelo della passione, opera di Ludovico Mazzanti. Sull’altare di destra era un Crocifisso ligneo descritto da Feliciano Bussi sulla sua storia di Viterbo. Tali opere oggi sono conservate nella chiesa dei SS. Faustino e Giovita. La facciata si presenta con un impianto semplice a capanna, un portale centrale e i due portali minori in asse con le cappelle laterali. Un grande finestrone si apre perpendicolare sopra al portale centrale. Sulla sinistra della facciata è posto il campanile a vela: nel 1582 si ha notizia di una campana della Abbazia di S. Martino venduta alla chiesa.

La chiesa è menzionata nel 1243 quando, durante la guerra contro Federico II, viene ricordato da Niccolò della Tuccia che nei pressi di essa vennero poste due macchine per lanciare le pietre: questa zona viene indicata ancora dal cronista come fuori Viterbo, visto che il tratto di mura compreso tra porta Bove e porta Faul fu costruito nel 1268. Nel 1262 papa Urbano IV confermò al monastero di Farfa il possesso della chiesa e nel 1273 gli abitanti della contrada chiesero che fosse nominato come rettore Corrado di Bettona. Nel 1280 tale carica venne conferita da Filippo II a Ranuccio, preposto della chiesa di Santa Maria della Cella. La parrocchia di S. Maria della Ginestra, che si estendeva da porta Bove all’Ospedale di Santo Spirito nella valle di Faul, passò nel 1293, per concessione del vescovo di Viterbo, ai benedettini del monastero di Sassovivo, a cui fu data la facoltà di costruirvi un convento. La chiesa entrò nella giurisdizione della chiesa di S. Maria di Valverde, fuori porta Faul.

A partire dal 1450 la chiesa passò ai frati del Terzo ordine Francescano. Un inventario dei beni risalente al 1468 ricorda che all’interno del complesso si trovavano una sacrestia, l’oratorio, una tavola con la Madonna, una statua di gesso, la cucina, il tinello e l’oliario. Subentrarono, nel 1520, al terzo ordine Francescano sino al 1553 i Minori Osservanti, poi fu la volta della Confraternita della Pietà, quindi della Misericordia o di San Giovanni Decollato. Dal 1525, anno in cui il rettore Michele Pignet aveva fatto restaurare la chiesa perché rovinata dalle guerre civili, fino al 1527 la chiesa fu ridotta a lazzaretto per lo scoppio della peste nel 1524. In merito Cesare Pinzi scrive che i priori “atterriti dallo sterminio che seminava, doveron più tardi sfrattare alcuni frati francescani dal convento di Santa Maria della Ginestra sotto la chiesa della Trinità, per allestir lì uno dei lazzaretti ove ricoverare i tanti miseri pestiferati”. Nel 1530 furono allontanati i frati francescani perché, secondo il Signorelli, “malviventi viene richiesta da altri frati e si fanno voti che ve se ne pongano beneviventi senza però cedere loro la chiesa”. Nel 1542 erano responsabili della chiesa due rettori laici. Nel 1549 la Confraternita della Pietà si unì a quella della Misericordia: le due confraternite sono ricordate nella chiesa ancora nel 1553. Dal 1613 quella della Misericordia assunse il nome di Confraternita di San Giovanni Decollato, che ben presto impose anche alla chiesa il nome del proprio patrono. Papa Paolo V, il 21 Luglio 1611, concesse alla Confraternita, il privilegio di liberare ogni anno un condannato a morte nella ricorrenza di San Giovanni Decollato, facoltà che fu esercitata fino al 1643. Nel 1612 viene citata, tra i beni della chiesa, una piccola effige raffigurante la Decollazione di San Giovanni Decollato e una immagine “antiqua”. Nel 1855, a causa di un epidemia di colera scoppiata nel mese di settembre, il Comune spese tre scudi e quindici baiocchi “per disinfettazione fatta due volte nella V. chiesa di S. Giovanni Decollato, ed aver fatto bagnare tutto il pavimento con il cloruro di calce, ed aver fatto scopare, con polire bene anche dove era il deposito della calce come all’Ordine”. Nel 1875 la chiesa passò di proprietà allo stato italiano, che ne determinò la decadenza. Ai primi del ‘900 il parroco della chiesa dei SS. Faustino e Giovita, don Oreste Guerrini, salvò vari oggetti in essa conservati. Successivamente fu destinato a magazzino comunale, poi a sede della Banda musicale di Viterbo e, tra il 1970 e il 1980 divenne garage della nettezza urbana del Comune. Sul finire degli anni ‘80 la Cooperativa Centro Arte e Restauro “Andrea Scriattoli” stipulò un contratto col Comune, in cui era previsto il completo restauro dell’edificio in cambio della concessione in affitto dell’intero complesso. Successivamente la chiesa fu trasformata nel “Ristorante Pizzeria il Lazzaretto”.

Nel novembre 2015 cessa l’attività commerciale del “Ristorante Pizzeria il Lazzaretto” all’interno dell’antica chiesa di cui in oggetto.

Pertanto si richiedono:

  1. il ripristino dello stato dei luoghi da ricavi di locali, anche per eventuali danneggiamenti materiali e per cambi di destinazione d’uso, in alcune parti della chiesa ed in eventuali altri locali pertinenti, per diversi usi non consoni all’edificio, con probabili realizzazioni ex novo e/o per spostamenti di muri (interni), per distacco/distruzione di elementi, per superfetazioni, etc.;
  2. l’eventuale recupero ed il restauro delle parti esterne ed interne, compresi i dipinti murali nei locali adiacenti (sagrestia, etc.);
  3. la fruibilità pubblica.

 

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