Italia Nostra

Data: 18 Maggio 2018

Chiesa e Convento di San Giorgio di Rosara ad Ascoli Piceno

Chiesa e Convento di San Giorgio di Rosara.
Rinnovo richiesta per la dichiarazione di interesse particolarmente importante della Chiesa e del  Convento.

La centenaria vicenda del Convento di San Giorgio di Rosara sembra finalmente giunta al capolinea.
Infatti con nota del 28.03. 2018  il Comune di Ascoli Piceno, nel comunicare l’esito del sopralluogo Fast/AeDes per il  “rudere” sito in F.ne Rosara 60, distinto catastalmente al Fg. 118 Part.173, ha dichiarato  che la richiesta di accertamento ha “dato luogo all’esito di scheda FAST /AeDES,  che ha rilevato che si tratta di un edificio “collabente” o rudere o precario, il  che ha determinato l’impossibilità di completare il sopralluogo con le indicazioni utili per la successiva pratica di consolidamento o ricostruzione, tenuto conto che, per gli edifici collabenti, i proprietari hanno diritto al solo contributo per la demolizione dello stesso e relativi oneri di smaltimento macerie”.
Insomma con questa comunicazione si  chiude definitivamente la storica vicenda del prestigioso Convento e si accetta l’infausta idea che l’unica soluzione sia ridurre la memoria storica di un luogo topico del territorio piceno ad un informe ammasso di macerie.

   Eppure da tempo Italia Nostra aveva segnalato l’importanza del monumento sia per  il pregio delle antiche costruzioni, sia per la lunga storia del sito che si perde nella notte dei tempi a partire dal periodo in epoca pagana in cui era praticato il culto dedicato alla Dea Bona, sia per il contesto ambientale e per il fascino indescrivibile del sito esaltato dalla presenza della  precipite impressionante parete di travertino  di incredibile color  rosato da cui il termine Rosara dato alla località.

    E’ per tutti questi motivi che, pur tenendo conto dell’atteggiamento passivo tenuto dai  tanti proprietari dell’ immobile che non solo non aderirono alla conveniente offerta di acquisto fatta dall’Amministrazione Comunale di Ascoli Piceno, ma addirittura non fornirono alcuna risposta alle ripetute note della Soprintendenza di Ancona con cui fu   richiesta la documentazione per consentire di poter procedere alla formalizzazione della Dichiarazione di Interesse Culturale per l’immobile di cui trattasi in considerazione della presenza delle caratteristiche di interesse storico- architettonico, proprio quelle richiamate anche dalla nota  della nostra Sezione  in data 21 Marzo 2011,  la Sezione non  può non opporsi alla idea che l’unica soluzione da dare a questa triste vicenda sia la distruzione dell’edificio e che si debba invece in primo luogo formalizzare, anche se con tanto ritardo, il vincolo di tutela riconoscendo ufficialmente la preminente presenza di interesse storico-architettonico, e individuando, in pari tempo, ogni possibile azione che consenta di conservare l’integrità delle strutture murarie dell’edificio ancora esistenti, avviando contestualmente la procedura per la dichiarazione di cessazione del diritto di proprietà  e la conseguente acquisizione del bene al patrimonio comunale in applicazione dei principi costituzionali di cui agli artt.  41 e 42 della Costituzione che riconoscono l’esigenza del rispetto del principio della  preminente funzione sociale di un bene, colpevolmente non assicurata dai proprietari per lo stato di abbandono in cui lo hanno tenuto per un lungo lasso di tempo.

  Contestualmente si dovranno immediatamente individuare forme di intervento che permettano di mettere in sicurezza l’edificio in modo da assicurarne la conservazione nell’attesa delle determinazioni delle azioni di dichiarazione di tutela e acquisizione del bene al patrimonio comunale. (Si veda  in proposito quanto affermato dal Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Paolo Maddalena nel fondamentale volume “Il Territorio Bene Comune degli Italiani.)

   Lasciar trascorrere il tempo senza nulla fare per salvare dalla distruzione un edificio di tanta importanza sarebbe una scelta incomprensibile e imperdonabile che comporterebbe il definitivo impoverimento della memoria storica del territorio e la scomparsa di una testimonianza di civiltà di importanza eccezionale.

La  Sezione si augura che la concorde collaborazione tra gli organi di tutela e gli amministratori locali  possa evitare che  sia questo l’infausto epilogo della vicenda.
Profondamente grata per il sicuro e doveroso interessamento, ringrazia e porge distinti saluti.

Prof. Gaetano Rinaldi       
Il Presidente della Sezione “William Scalabroni”

 

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