Italia Nostra

Data: 10 Novembre 2011

Francavilla di Sicilia sulla centrale eolica Alcantara-Peloritani

Da circa un mese la SS 185 è interessata da un intenso via vai di autoarticolati di eccezionali dimensioni che ripetutamente nel corso della giornata la percorrono in tutta la sua lunghezza all’interno della Valle, fino al valico di Sella Mandrazzi. A determinare tale necessità di trasporti è la realizzazione della centrale eolica detta “Alcantara-Peloritani”, in corso già da qualche anno e giunta ora, dopo ultimati gli scavi ed i terrazzamenti preparatori, alla posa in opera dei 29 aerogeneratori di Francavilla, dei 15 di Antillo e dei 19 di Fondachelli Fantina.

Sia le torri che le pale eoliche stanno dunque arrivando, sezionate, a Mandrazzi, dove maestranze specializzate cureranno l’assemblaggio dei pezzi e la composizione di una enorme centrale eolica.

Il tutto è stato assentito con decreti del 2004 dell’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente e del 2007 dell’Assessorato all’Industria; permessi ed autorizzazioni hanno concesso anche il Genio Civile, la Sovrintendenza ai BB.CC.AA. e l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Messina. Si può pertanto ben dire che se l’integrità di Mandrazzi, di Malabotta e di Largimusco è stata sconvolta, questo è avvenuto con tutti i crismi della regolarità formale: le carte sono tutte a posto e chi di dovere ha riconosciuto il “Parco eolico Alcantara-Peloritani” compatibile con i vincoli paesaggistici di cui alla L.431/1985, con le procedure di V.I.A. / V.A.S. ed ha vagliato le interazioni tra l’impianto in questione e gli obiettivi di conservazione fissati per i Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) del Bacino del fiume Agrò (ITA 030019) e della Rocca di Novara (ITA 03006). Domani qualcuno, studiando le carte, ci dirà per quali convenienze le società API Holding e SER 1 s.p.a., a quella subentrata, hanno potuto ottenere di sconvolgere gli oltre due ettari del territorio di Francavilla, ed i circa 400 ettari dell’intero impianto eolico, derogando le normative protezionistiche nazionali, regionali e comunitarie in vigore.

Sempre sui Peloritani, tra Forte Ferraro e Dinnammare, per 54 aerogeneratori dall’impatto giudicato “devastante” dalle associazioni ambientaliste locali, l’Ispettorato delle Foreste di Messina e l’Assessorato Regionale al Territorio ed  Ambiente hanno detto no, ed il progetto è stato fermato, mentre il sindaco di Urbania (PU), poco convinto dei benefici prospettati per il suo Comune da un impianto di 24 pale eoliche nella contigua “Oasi di Montiego”, visibili da Urbino, ha pensato di rappresentare degnamente gli interessi della sua comunità aprendo un dibattito informativo con la cittadinanza, che così ha avuto la possibilità di schierarsi, liberamente e pubblicamente, per il si o per il no all’eolico, partecipando infine ad una consultazione popolare indetta dall’amministrazione stessa per il 17 gennaio 2010, consultazione che si è espressa a stragrande maggioranza per il no all’eolico. Nello stesso periodo il sindaco di Francavilla di Sicilia (Messina), con maggiore pragmatismo, deliberava per il si all’eolico sulla dorsale Alcantara – Peloritani ed accettava, quale contropartita compensativa dello sconvolgimento territoriale e paesaggistico previsto, una royalty dell’1,5% sulla produzione di energia elettrica del realizzando impianto nonché, offerto da Api Holding s.p.a., un “Museo dell’energia” a villaggio Schisina. Per la sua famiglia lo stesso sindaco accettava, sempre dall’Api Holding s.p.a., l’incarico per la propria moglie di direttore dei lavori per l’esecuzione dell’impianto medesimo. Anche ad Antillo (Messina) il Consiglio Comunale si è dichiarato entusiasta di mettere a cassa quello che ha sicuramente ritenuto un territorio brullo ed improduttivo, aspettando in cambio di godere della ricaduta economica che le pale eoliche arrecheranno al proprio Comune, non solo economicamente “disastrato”. Le stesse valutazioni ha fatto il sindaco di Fondachelli Fantina (Messina), altro comune “disastrato”, e, né più né meno, lo stesso ha fatto il comune di Taormina, che disastrato non è, quando, sotto il paravento del campo di golf, ha sconsideratamente accettato la cementificazione della sponda sinistra del fiume Alcantara, in contrada “Vareggio” al confine con Gaggi, barattando tale area con la prospettiva “di un turismo di alto livello e per tutto l’anno”, sprezzantemente qualificando l’area medesima “in pieno stato di abbandono e già adibita a discarica”. E’ evidente la logica ispiratrice di queste scelte: non solo il deficit –antico e recente- delle casse delle Amministrazioni locali, come insegna il caso di Taormina; non solo l’ideale intento di approvvigionarsi di energia pulita ed economica, in opposizione al ripudiato nucleare, come è reso evidente dalle speculative convenienze dei “certificati verdi” e degli incentivi statali, in miliardi di Euro  (tutti gravanti sulle nostre tasche), per petrolieri e speculatori. Dal vertice alla periferia, nel pubblico come nel privato, in assenza di una responsabile e matura consapevolezza, l’ambiente, come anche la storia, l’Arte, le tradizioni, ecc., sono valori da tutelare non per sé, ma in funzione della gestione del consenso, dell’esercizio del potere e del tornaconto personale. E’ questa la deprimente realtà in cui sono in tanti che, per trenta denari, hanno accettato di barattare il futuro di un territorio sotto tutela sia per i pregi naturalistici e paesaggistici che per la sua diffusa fragilità geologica. Intanto, sagre, fiere e convegni dissimulano disattenzioni, errori e magagne di questi pubblici e privati attori

Il Presidente

Avv. Francesco Camardi

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