Italia Nostra

Data: 14 Maggio 2021

Per Lucia Acerra

Lucia Acerra

Siracusa, 13 maggio 2021

 Alla fine degli anni Settanta Lucia Acerra prese il testimone di quell’altro grande siracusano, il prof. Santi Luigi Agnello, nella guida della Sezione di Italia Nostra. La stessa che era stata fondata dal prof. Giuseppe Agnello, convinto dall’amico prof.  Zanotti Bianco, nei primi anni Cinquanta. La stessa associazione che in città si era arricchita di grandi intellettuali come il prof. Gioacchino Gargallo, il prof. Salvatore Russo. La stessa associazione che aveva mosso le critiche più aspre al sacco della città della fine degli anni sessanta e Settanta, con le famose osservazioni al Piano regolatore di Siracusa, stravolto da cento micro interessi palazzinari: note scritte e firmate dallo scrittore Giorgio Bassani, allora Presidente dell’Associazione Nazionale.

Lucia Acerra ha raccolto quell’eredità, ha dato veramente anima e contenuto, concretezza e progetto alla vita non solo dell’associazione ma anche di un’ampia area di opinione per oltre trentacinque anni, in anni in cui si sono dibattute tutte le grandi questioni della città e della tutela dei suoi beni culturali. La sua presenza costante ha garantito quel lento mutamento di mentalità, sia del sentimento collettivo sia delle amministrazioni e delle loro politiche in relazione alle grandi risorse culturali della città.

Dai primi anni Ottanta, con la lunga battaglia per l’applicazione della Legge Speciale per il recupero di Ortigia, poi gli anni Novanta con la infaticabile attività di convegni e scritti, il nuovo secolo con la testarda determinazione di ridare alla città la Latomia dei Cappuccini, poi l’ultimo decennio con l’impegno di salvare dall’abbandono Villa Reimann e con essa la memoria di quell’atto di amore per la città.

Lucia Acerra, del lavoro per i nostri beni comuni, per la città aveva fatto lo scopo delle sue giornate, aveva reso prioritaria la presenza dell’associazione Italia Nostra quando ancora il centro storico era nel degrado e nell’abbandono, aveva mostrato infaticabile energia nel perseguire quelle finalità nobili della tutela della nostra memoria, e insieme non lesinando, in quegli stessi anni, la denuncia dell’assalto costiero e  dell’abusivismo edilizio, la condanna della crescita sproporzionata della città, sino ad occupare le aree agricole, gli interventi per la salvaguardia del Ciane, per la istituzione delle grandi Riserve Naturali da Vendicari al Ciane e Saline, da Pantalica  a Cavagrande.

La saggistica di Lucia Acerra sui monumenti della città, che bisognerà valorizzare e riproporre alle nuove generazioni, resta una delle espressioni più lungimiranti di quella stagione ancora incerta Aiutò giovanissimi e meno giovani a scoprire e valorizzare quello che poi sarebbe divenuta la grande risorsa del nostro patrimonio culturale, dimenticato e trascurato dal dopoguerra fino alla crisi della scelta industriale, credendo fortemente già allora che esso costituiva il motore solido della nostra ripresa economica.

La sua formazione umanistica militante le consentiva di cogliere i segnali di cambiamento e di pericolo, di provocare interessi su beni trascurati e di esaltarne il valore ponendole al centro dell’opinione pubblica cittadina.

Le sue iniziative sono rimaste pietre miliari di vera valorizzazione, di esempio di personale dedizione e perseveranza. Basta ricordare solo le ultime sue iniziative, trascinanti: l’apertura delle Latomie dei Cappuccini, la resurrezione di Villa Reimann.

Essere riuscita a fare affidare all’associazione Italia Nostra la gestione della Latomia dei Cappuccini, chiusa da decenni e preclusa alla città, almeno dagli anni Cinquanta del secolo scorso, era stata una sfida riuscita sia alla città che contava sia alla politica, entrambe espressioni coerenti di quel sentire siracusano incapace di andare oltre la lamentazione, trascurando l’azione e il personale disinteressato impegno. Qualità che invece erano ferme e solide in Lucia Acerra, che pose mano all’impresa, trascinò giovanissimi che la seguirono, aprì le Latomie, ne fece un luogo di grandissima attrazione, presenziò Lei stessa, personalmente alle visite: ricordo che alla stessa biglietteria di ingresso spiegava e indicava i percorsi interni, la storia di quel luogo di straordinaria bellezza dentro la città e pur sconosciuto a parecchie generazioni.

Uguale avventura con Villa Reimann, coadiuvata da eguali determinati defensores civitatis, con Marcello Loiacono e altri, ne ricostituì il patrimonio librario, i preziosi quadri, gli arredi recuperati e dispersi. Ci ha fatto vivere per anni, stanza dopo stanza, la ricostruzione di quella Villa fuori porta, che l’intellettuale svedese aveva vissuto e regalato alla città. Ne restaurò e curò il giardino, valorizzato la vegetazione ricchissima e trascurata, la rese di nuovo vissuta, animandola con concerti e cerimonie tutte inspirate all’anima del luogo e della sua fondatrice. In quel sito Lucia Acerra ci ha regalato grandi suggestioni, ricostruendo quell’ambiente colto della città della prima metà del Novecento che, nelle balze dei Teracati, usava ritirarsi in quelle ville suburbane, con grande rispetto e godimento delle vestigia antiche della Neapolis.

Avremo modo di ricordarne le opere e le azioni, ma il sentimento della perdita e del vuoto che lascia Lucia Acerra ce lo porteremo tutti. E tuttavia, insieme ad esso, il suo segnale forte, la sua passione forte e fresca, garanzia e dono per le future generazioni di siracusani che del suo patrimonio immateriale potranno godere e potranno conservarlo soltanto se ne seguiranno l’esempio e le azioni.

Corrado V. Giuliano

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