Italia Nostra

Data: 3 Marzo 2011

Rifiuto, risorsa, futuro

Tutti parlano di “rifiuti” oggi a Caltanissetta. Una città che si allarga, si espande sempre di più, consumando territorio, risorse, tempo. Aumentando in modo esponenziale i costi di gestione. Deprezzando, dequalificando il suo patrimonio paesaggistico, monumentale, abitativo. Giorno dopo giorno. Inesorabilmente.

La questione rifiuti è diventata “cara” (piuttosto cara)  e dunque di interesse per i cittadini e gli amministratori nisseni. Noi di Italia Nostra (insieme soprattutto agli amici di Legambiente e del Wwf) ne discutiamo da anni, proponendo progetti, soluzioni, cercando di alimentare una cultura  ecologica ed ambientale che, in altre realtà, si è già affermata da tempo. Con successo. E comunque, quando   parliamo di rifiuti, dalle nostre parti, lo facciamo soprattutto per cercare il modo più veloce per allontanarli dalle nostre case.  Non importa dove o come: l’importante è che i rifiuti stiano lontano dalle nostre abitazioni. Comprare, consumare, buttare, ricomprare in una spirale senza fine. Uno stile di vita aiutato da una tecnologia dissipativa, vecchia, che produce un impatto ambientale devastante in termini di riduzione e inquinamento delle risorse vitali terrestri: la terra, l’acqua, l’aria.
Mentre la UE e anche l’Italia si sono date norme condivisibili sullo smaltimento (come l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 2012), poco o nulla viene fatto in Sicilia, a Caltanissetta, per dare concreta applicazione alle direttive comunitarie e alle leggi italiane. Per la gran parte dei nostri amministratori, che delle leggi evidentemente non sanno che farsene, non la raccolta differenziata ma gli inceneritori di rifiuti solidi urbani sono “LA” soluzione al problema dei rifiuti. Oppure, le discariche.
Oggi sono più di mille i Comuni italiani che effettuano la raccolta differenziata spinta porta a porta. E molti, tra i più virtuosi, raggiungono percentuali intorno all’80%. Siamo così pigri, o incapaci, da non poter cambiare abitudini? E’ tempo di farlo. Queste sono le regole, i buoni principi. Le ricordiamo ancora una volta: 1)  riduzione; 2)  raccolta differenziata; 3)  riuso; 4)  riciclo; 5)  passare dalla tassa alla tariffa. Insomma: più si inquina e più si paga; più si riusa e si ricicla e meno si paga.

La “scarpa da tennis biodegradabile” vince  il secondo premio alla Green fashion competition, durante l’ Amsterdam international fashion week. Vi chiederete: ma che c’entra questo con la questione rifiuti? C’entra, c’entra: una volta rovinate e consumate queste scarpe si differenziano con il compost (il compost è il risultato della decomposizione e dell’umificazione di un misto di materie organiche da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari, utilizzato in agricoltura come concime) oppure si mettono nel terreno, dove si degraderanno completamente. Ma non è tutto: i semi contenuti nella linguetta superiore delle scarpe possono germogliare e dar vita a una pianta. Biodegradabili sì, ma non meno resistenti o durature delle tradizionali scarpe da ginnastica. A realizzarle è  un’azienda olandese, che le commercializzerà on-line dal prossimo marzo 2011. La ricerca, durata due anni, è stata condotta da un team di progettisti e si è sviluppata non solo sui materiali, ma anche sul processo di produzione e sulla strategia di marketing, puntando tutto sul basso impatto ambientale. Le singolari scarpe da tennis sono realizzate in canapa, sughero, cotone biologico, plastiche biodegradabili e sbiancanti non clorurati. La produzione è realizzata interamente in Europa, per limitare le emissioni di CO2 legate ai trasporti.


Cosa dire? Un bagliore di futuro, di speranza. E di certo il futuro sta nella ricerca scientifica, nell’innovazione culturale e tecnologica, nella riconciliazione tra industria e natura. Nel coniugare, sapientemente, ecologia ed economia. Appunto, il futuro. Intanto abitiamo un mediocre presente.

Leandro Janni

Consigliere nazionale di Italia Nostra



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