Italia Nostra

Data: 15 Marzo 2012

Un impianto di biogas a Capalbio?

I proprietari dei terreni posti al confine con il luogo scelto da Sacra per la realizzazione dell’impianto Biogas nel Comune di Capalbio, luogo turistico di eccelenza conosciuto in tutto il mondo, unitamente all’Associazione Italia Nostra e all’instaurando comitato che vedrà riunita la cittadinanza e avrà quale scopo primario la tutela e la conservazione del territorio e dell’ambiente , esprimono il proprio dissenso e le proprie perplessità. I confinanti, in nome del prevalente interesse pubblico alla tutela dell’ambiente e della natura, hanno sollevato, tramite i rispettivi legali Avv. Michele Greco e Sabrina Pollini, una serie di profili di illegittimità del progetto, in breve così riassumibili:

1) contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, che considerano la zona di localizzazione del sito una invariante strutturale, ovvero una via di comunicazione non assoggettabile a modifiche che ne stravolgano le caratteristiche paesaggistiche e visiv;

2) insostenibile impatto paesaggistico, in quanto la struttura composta di tre cupole alte 13 metri oltre sacconi di silobags ove conservare la biomassa stravolge una zona caratterizzata dalla prevalenza di ambiente naturale, titpica della maremma toscana e posta a soli 500 metri dal lago di Burano;

3) insostenibilità della falda acquifera, già insufficiente per le esigenze della popolazione residente e che verrà ulteriormente sfruttata per far fronte alle coltivazioni intensive previste, con aggravamento del cosiddetto fenomeno del cuneo salino, ovvero la penetrazione di acqua salata all’interno della falda di acqua dolce;

4) rischio di dissesto idrogeologico, poichè l’impianto andrà ad intercettare le falde acquifere, comporterà lo sbassamento di un fosso che è situato in una zona classificata ad alta pericolosità idraulica; a questo si unisce il problema dello scarico delle acque nei fossi, che sfociano nel lago di Burano;

5) utilizzo del digestato in una zona come quella intorno al lago di Burano sottoposta alla protezione della direttiva Nitrati per l’elevato rischio di eutrofizzazione;

6) sfruttamento intensivo dei terreni posti intorno al Lago di Burano che comporterà la perdita di terreni naturali e di importante sostegno alla vita delle numerose specie protette dalla direttiva Habitat e Direttiva Uccelli, che utilizzano tali zone come punti di sosta nidificazione e ricerca cibo;

7) insostenibile impatto della viabilità su strade incapaci di sostenere il traffico che comporterebbe il transito di  18.000 tonnellate di merci IN INGRESSO,  a cui vanno ad aggiungersi  15.000 tonnellate di digestato IN USCITA, per un totale di 33.000 tonnellate di merci che si riverseranno su Via Origlio e sulla SP Litoranea per un totale di 110 viaggi al giorno in entrata  A ciò deve aggiungersi l’insostenibile incremento di rumorosità, il pericolo per la sicurrezza umana e per le specie animali presenti;

8) la previsione di utilizzare oltre la biomassa anche sansa e siero di latte configura la struttura come  impianto che smaltisce rifiuti (il siero di latte utilizzato in impianti biogas è soggetto alla normativa sui rifiuti, siccome previsto dall’art. 185 D. Lgs. 152/2006) e/o comunque di impianto industriale.;

9) impossibilità dei terreni a sostenere uno sfruttamento intensivo e il continuo passaggio di macchinari agricoli per la loro stessa struttura sabbiosa e torbosa. Su tale linea di prevalenza dell’interesse alla tutela ambientale  concorda anche il Ministero dell’ambiente, il quale afferma che le motivazioni “di carattere prevalentemente economico, non possono essere considerate predominanti sulla tutela e sulla salvaguardia degli habitat e della specie”.

Italia  Nostra esprime perplessità in merito al notevole impatto paesaggistico che una tale massa di cemento comporterà in un centro turistico noto in tutto il  mondo e all’impatto che il traffico di veicoli ripetuto centinaia di volte a maggio e settembre avrà sulla concomitante apertura e chiusura della stagione turistica.

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