Italia Nostra

Data: 30 Maggio 2018

Bassano del Grappa: “Il Ponte. Agorà e Polis”

In tempi assai tristi di disaffezione  alla politica e di conseguenza alla polis, all’ urbanistica, alla architettura ed alla fine alla  bellezza, ben venga questo grande interesse alle sorti del Ponte di Bassano. E una riflessione ampia e condivisa sulla sua tutela e conservazione, e su come raggiungerle attraverso un complesso  e delicato restauro. Sarà occasione dunque per tutti per una riflessione storico critica su contenuti obiettivi, metodi e procedure per giungere alla migliore scelta che sappia rispettare la volontà e il gesto creativo del grande artista che lo ha disegnato. Mi si consenta ora di raccontare secondo una mia personale esperienza ciò che ogni ponte ingenera in me, presumendo che altrettanto sia  per molti altri. Ogni ponte è un richiamo irresistibile ad attraversarlo. A fermarsi sulle spallette, ora da un lato ora dall’altro. Non solo a rimirare la magia dell’acqua che scorre, ma la cesura che il fiume opera sul territorio, tra la vegetazione o tra le sponde rocciose. Chi infine non si ponga di lato ad esso a scoprirne la sempre stupefacente struttura, poco ha compreso di paesaggio e di bellezza. Ogni ponte ha la sua speciale storia ed originalità. Ognuno è stupefacente e trae il pensiero ai più diversi significati, alle sue simbologie, all’ideazione.

E si faccia caso come questo bagaglio culturale insito nel più profondo del nostro essere ci conduca ad ammettere, anche di fronte alle strutture più potenti, come queste opere dell’ uomo inevitabilmente vadano mai  a turbare ma sempre ad esaltare gli ambiti che attraversano ed a segnarli positivamente. Sempreché di ponti  si tratti e non degli odiati viadotti. Ponti sempre dunque come monumenti. E se si tratta di quello di Bassano e se esso necessita di un intervento di messa in sicurezza e di restauro, ben venga l’occasione per riflettere tutti su cosa si intende per restauro. Anzitutto ponendosi nella posizione di rispetto di ciò che è stato, di ciò che ci è stato donato, di ciò che abbiamo il dovere di tramandare. Il richiamo alla riflessione della sezione di Bassano di Italia Nostra è occasione di diffusione del significato della conservazione. Parola all’ apparenza statica e ferma. E che invece è parola straordinaria di dialogo tra le generazioni, di rispetto, di complessità e di vero progresso.

Vedo nel nostro caso, e a fronte dei diversi progetti di restauro, una comunità chiamata nella sua  interezza ad un esame collettivo. In un fecondo confronto con il grande artista chiamato a suo tempo a fornire il suo estro alla città donandole al contempo la fama e la bellezza. Qualcuno dovrà condurre i cittadini a individuare obiettivi, metodi e procedure per arrivare ad una scelta storico-critica di come il ponte Palladiano (distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli, causa alluvioni e guerre) debba essere sottoposto a restauro conservativo.

Palladio nella vastità della sua visione non si è limitato al solo aspetto architettonico, ma anche urbanistico e paesaggistico (cfr. articolo “L’autenticità nel restauro architettonico e urbanistico”, Pier Luigi Cervellati, Italia Nostra bollettino n. 476 Maggio/Giugno 2013). Ancora una volta la storia saprà dare le regole: questo ponte non svolge soltanto una continua e intensa funzione di collegamento tra l’insediamento della sponda destra (quartiere Angarano di origini preromane) e l’insediamento della sponda sinistra (Castello e Piazza degli Ezzelini, e nucleo storico attivo dal X sec.).

Il ponte Palladiano ha rappresentato al contempo la funzione di piazza coperta pari a circa  500 metri quadrati (65,70m x7,70m circa), di spazio-aula di intrattenimento sociale e di aggregazione identitaria. L’invenzione del Ponte di Bassano da parte di Andrea Palladio è frutto di un progetto scenografico integrato nel paesaggio urbano e territoriale, non basato sui modelli classici secondo il suo stile, ma sul recupero della memoria dei precedenti ponti in legno medievali. Altra prova di una a specialissima apertura mentale, capace di spaziare tra passato e presente. Il progetto ha una struttura lignea modulare e trasparente e dopo la rinuncia al suo progetto originario di “ponte in pietra”, ora Palladio si cura di definire un luogo di belvederi multipli, da cui si ha, a Nord, un’ampia vista sulle valli delle Prealpi Venete da cui nasce il Brenta, a Sud sulla fertile pianura veneta. A Est e a Ovest si vedono le cortine edilizie sulle sponde della “Brenta fiume velocissimo”.

Ci sembra fondamentale che il restauro architettonico del ponte palladiano sia visto assieme al restauro ambientale delle due sponde del Brenta. Sponde che sono soggette a “Rischio idraulico e idrogeologico” come risulta dallo stesso PRG. Ne discende con ogni probabilità un obbligo ad un contemporaneo impegno sulla sistemazione delle sponde e delle banchine, opera anch’essa di pari delicatezza, tutta affidata alla sensibilità dei progettisti. Il fiume nella sua essenza di limite e divisione consente una visione vasta del centro storico che nessuna via o piazza è capace di raggiungere. La città si offre ed in particolare dal ponte in tutta la sua pienezza di storia e identità, di luci e di colori. Da qui l’opera grande che ci si appresta ad affrontare.

Il restauro in questo particolarissimo caso si rivela a tutti, ai cittadini tutti e non solo agli esperti, come sia momento di scelte difficili e sofferte, di riflessione profonda e di grande responsabilità.

Conoscenza, patrimonio culturale, paesaggio e ambiente, cittadinanza attiva e responsabile, educazione alla partecipazione, sostenibilità ambientale, equità sociale,  sono le parole chiave dei progetti promossi e seguiti da Italia Nostra. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio afferma che con il termine restauro s’intende: “l’intervento diretto sul bene, attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene  medesimo, della protezione e trasmissione dei suoi valori culturali”. C’è un confine  difficile fra restauro e conservazione specialmente quando i problemi tecnico-strutturali  suggeriscono un aggiornamento, o avvicendamento, delle tecnologie da utilizzare per meglio operare.

Restituzione della memoria potrebbe essere uno slogan ma vuole invece richiamare  alla consapevolezza per il restauro e per il recupero del patrimonio  di un monumento o di un’opera d’arte. La conoscenza e la conservazione sono essi stessi già innovazione. Non va dimenticato che dobbiamo  al patto uomo-natura se il paesaggio in cui il Ponte di Bassano si inserisce  è rimasto un unicum nel tempo, contribuendo non solo  ad essere riconosciuto come una icona immutata del territorio  veneto, ma  anche  la base identitaria della  comunità che ci vive attorno. Ecco alcune considerazioni forti:

Restauro, Risanamento, Conservazione sono concetti che  non vanno mai dimenticati;
– La progettazione del restauro deve rispondere alla esigenze della tutela ambientale e dei beni culturali, ed operare  secondo una corretta  metodologia  articolata  analisi–progetto–verifica;
– Sono essenziali  scientifici  e appropriati rilievi, disegni dal vero, ricerche bibliografiche e archivistiche, documentazioni fotografiche, analisi costruttive dei materiali, studi sulla complessa successione dei restauri, analisi e diagnosi dell’eventuale dissesto degli interventi di consolidamento e infine attenzione al colore finale dei legni di tutto il Ponte;
– Conservazione della materia storicizzata, attenzione alle nuove integrazioni e/o addizioni, rispetto  dell’assetto statico-strutturale storicizzato (pali di  fondazione, stilate, colonne, rostri, ecc.) sino  agli elementi decorativi.
Infine c’è la necessità di un continuo, appropriato e pubblico  interscambio  di tutte le informazioni e contributi disponibili con una esposizione permanente dei documenti  del restauro del Ponte.


Oreste Rutigliano
Presidente nazionale di Italia Nostra

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Il Ponte Vecchio: Considerazioni per un restauro

Fin dalla sua fondazione l’Associazione Italia Nostra è stata molto attenta alle problematiche dei  restauri  monitorando i progetti  dei lavori di “conservazione” o segnalandone gli eventuali  pericoli, portando avanti così la sua “missione” per la tutela del patrimonio culturale italiano.

La più recente messa a punto sul tema è un numero speciale della pubblicazione nazionale, organo di stampa dell’associazione del giugno 2013 n. 476 (https://www.italianostra.org/wp-content/uploads/4761.pdf)

Da sempre Italia Nostra considera strategica l’educazione e la formazione sui temi del paesaggio, l’ambiente e i beni culturali nella convinzione che solo cosa si conosce si può tutelare e valorizzare.

Conoscenza, patrimonio culturale, paesaggio e ambiente, cittadinanza attiva e responsabile, educazione alla civica partecipazione, sostenibilità ambientale, equità sociale,  sono le parole chiave dei progetti promossi e seguiti da Italia Nostra sia a livello nazionale che locale di Sezione. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio afferma che con il termine restauro s’intende: “l’intervento diretto sul bene, attraverso un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene  medesimo, della protezione e trasmissione dei suoi valori culturali”. Ma princìpi e tecniche dei restauri sono cambiati nel tempo e le scuole di pensiero si sono  evolute  attorno ad uno storico dibattito, a volte con pareri opposti, dal “restauro filologico” (Camillo Boito 1883, prima carta del restauro), al “dov’era e com’era” (Grimani , Sindaco di Venezia per la ricostruzione del campanile di San Marco crollato, 1902). C’è un confine  difficile fra restauro e conservazione specialmente quando i problemi tecnico-strutturali  suggeriscono un aggiornamento, o avvicendamento, delle tecnologie da utilizzare per meglio operare. Non ci sembrano assolutamente sorpassate le tre convinzioni che Marco Vitruvio Pollione ci ha consegnato nel suo De Architectura (15 aC.): firmitas (solidità), utilitas (funzione), venustas (bellezza).

Per secoli i marmi usciti frammentari dalle vigne romane sono stati oggetto di  processi di ricomposizione grazie ai quali ritrovavano quell’integrità formale considerata essenziale per il godimento dell’opera. Non solo la figura doveva recuperare la sua completezza, ma persino l’omogeneità della cromia dei marmi era oggetto della massima attenzione. Ove possibile, infatti, si realizzavano integrazioni con la stessa varietà di marmo del pezzo antico. Oggi le nuove tecniche 3D offrono,  ad esempio per il lavori del Canova, una occasione per cimentarsi in ardite e “futuristiche” ricostruzioni in cui il confronto con le copie dell’artista o con la  documentazione storico-archivistica sono la base di un lavoro filologico molto prezioso.

Restituzione della memoria potrebbe essere uno slogan ma vuole invece richiamare  la consapevolezza per il restauro ed il recupero del patrimonio  di un monumento o di un’opera d’arte. La conoscenza e la conservazione sono essi stessi già innovazione sia nell’uso dell’artigianato quanto nell’uso e nell’evoluzione di strumenti e di tecnologie per l’analisi. In questo senso è preciso il richiamo  alla Carta di Venezia del 1964 e al  Decreto Lgs 42/ 2004, meglio conosciuto come Codice dei Beni Culturali  e paesaggistici. (524)

Consideriamo anche che il ponte è giunto fino ai nostri giorni nella versione del 1821, con significative modifiche, ad opera di Angelo Casarotti. Sono note le proposte di una dichiarazione ufficiale di Monumento Nazionale ma va ricordato che il Ponte è già un bene tutelato dalla legge del 1 giugno 1939 (Legge Bottai). Italia Nostra  sulla base degli  elementi oggi  a disposizione   sottolinea che il Paese non ha bisogno di interventi spettacolari, come già accaduto recentemente per altri importanti restauri, ma  che la comunità  venga coinvolta nelle linee guida delle decisioni senza invece che queste siano calate dall’alto o declinate dal protagonismo  di qualche archistar.

In primis va salvaguardata la sicurezza e la stabilità dell’opera, del suo cantiere e delle maestranze coinvolte sia  in relazione alla complessità prevista nei lavori che per la delicatezza dell’ambiente-fiume nell’alveo della Brenta in  previsione di  stagioni difficili dal punto di vista idraulico. Non va dimenticato che dobbiamo  al patto uomo-natura se il paesaggio in cui il Ponte si inserisce  è rimasto un unicum nel tempo  contribuendo non solo  ad essere riconosciuto come una icona intatta del meraviglioso territorio  veneto ma  anche  la base identitaria della  comunità che ci vive.

Italia Nostra invita a considerare che…
La progettazione deve essere rispondente alla esigenze della tutela ambientale e dei beni culturali; Restauro, Risanamento, Conservazione sono concetti culturali che  non vanno mai dimenticati;

La progettazione del restauro operi secondo una corretta metodologia articolata su fasi: Analisi – Progetto – Verifica e anche piani  di  futura  manutenzione dell’opera; Siano scientifici  e appropriati: ricerca bibliografica, archivistica, rilievi plani-altimetrici, disegni dal vero, documentazione fotografica, analisi costruttive e dei materiali, precisa ricerca storica sull’epoca di costruzione del Ponte, sugli autori, sulla complessa successione dei restauri sino ai giorni nostri, sulla conoscenza della documentazione e con la consultazione di chi ha già operato negli anni scorsi per i restauri del Ponte;

La progettazione del restauro deve offrire soluzioni con funzioni specifiche:bisogna ottenere il contributo di tutti i settori tecnici coinvolti iniziando  dall’analisi e diagnosi del dissesto, sino agli interventi di consolidamento;
Particolare attenzione sia  destinata al colore finale dei legni di tutto il Ponte;

Criteri ispiratori siano  la conservazione della materia storicizzata, l’attenzione alle nuove integrazioni e addizioni, il rispetto  dell’assetto statico-strutturale storicizzato a partire dagli elementi di legno  strutturali (pali di  fondazione, stilate, colonne, ecc.) sino  agli elementi decorativi. Italia Nostra sottolinea infine la necessità di un continuo, appropriato e pubblico  interscambio  delle informazioni  disponibili  alla popolazione e a tutti i soggetti portatori di interessi, attraverso una esposizione permanente dei documenti dei progetti di restauro del Ponte.


Italia Nostra, Sezione di Bassano del Grappa

Arch. Carmine Abate, Dott. Mario Baruchello, Prof. Adalgisio Bonin

 

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