Italia Nostra

Data: 20 Settembre 2022

Adottare la terra per non morire di capannoni. A San Lazzaro di Bassano del Grappa oltre 2 milioni di mc nuovi!

 

Nei giorni scorsi gli organi di stampa e televisivi hanno correttamente dato spazio ad alcune dichiarazioni dei consulenti delle aziende che intenderebbero costruire alcuni giganteschi capannoni industriali per circa 2 milioni di metri cubi nella frazione di San Lazzaro in località Riva Bianca e Rambolina.

Da alcuni mesi gli abitanti del quartiere, le associazioni di protezione ambientale e di categoria, nonché la popolazione bassanese di ogni tendenza hanno chiesto all’Amministrazione comunale di conoscere le soluzioni e di partecipare, (proprio come stabilisce lo Statuto del Comune) alla valutazione dell’impatto che tali capannoni avrebbero sul delicatissimo territorio a sud di Bassano del Grappa.

Di risposta, e senza far vedere alcuna proposta progettuale, i consulenti delle aziende industriali interessate che si sono espressi pubblicamente si sono limitati ad alcuni fantasiosi racconti di carattere generale e generici, che in parte vanno smentiti.

Intanto vediamo in dettaglio cosa prevede realmente (al di là delle fantasticherie annunciate dai consulenti dei privati) e attualmente il Piano Regolatore (PRC – Piano degli Interventi) – ma ci aspettiamo invece che venga fatto e reso noto in maniera inequivocabile dagli Uffici comunali competenti- e riportiamo (per essere chiari e precisi) la dicitura trascritta nella “Relazione Analisi di Fattibilità – Scenari”  della società CG INVESTA Consulenza e Gestione depositata nel giugno 2021 al Tribunale di Vicenza.

Dopo aver illustrato con cartografie ed aver riportato la normativa vigente, a pag.17 i consulenti incaricati dal Tribunale scrivono: Secondo gli strumenti urbanistici vigenti le aree in oggetto non possono essere trasformate in quanto a destinazione agricola”. 

Ed infatti l’area è individuata nel Piano degli Interventi Norme Tecniche Operative (adeguate alla D.C.C. n. 71 del 30.07.2015) del Comune di Bassano del Grappa, come “zona per funzioni agricole – zona agricola di pianura – direttrice della naturalità.

E’ area AGRICOLA, non industriale come qualcuno vorrebbe farci credere!

Di seguito nella relazione si legge “Le uniche modalità possono identificarsi attraverso un Piano di Lottizzazione oppure mediante l’applicazione dell’art. 8 del DPR 160/2010 in merito alle procedure semplificate di Sportello Unico. Se l’iter del Piano di Lottizzazione si presenta come un procedimento di difficile attuazione, la procedura di Sportello Unico risulta l’unica via percorribile per poter immettere nel mercato le aree con una destinazione diversa da quella agricola”.

E i consulenti concludono questo primo capoverso di “Modalità di Intervento” sempre di pag.17: Va comunque ricordato quanto previsto dalla LR 17/2014 sul Contenimento del Consumo di Suolo e recepito nel PAT.

Appresso, sempre i consulenti incaricati dal Tribunale, tracciano 3 scenari possibili per poter modificare ed acquisire le aree attraverso uno “Schema Direttore Generale” (come lo definiscono) tracciato nel solco delle sole procedure dello Sportello Unico, come scrivono a pag. 29 “concertazioni preliminari con la PA di Bassano del grappa, sia con la parte politica e tecnica”.

I consulenti delle aziende, che hanno chiesto tramite appunto l’applicazione dell’art. 8 del DPR 160/2010 con lo strumento dello Sportello Unico, hanno in articoli di stampa e interviste tv anche dichiarato percentuali dell’occupazione del suolo che non corrispondono a quelle effettivamente richieste perché tengono conto soltanto della copertura dei capannoni, quando invece si chiede che tutta la superficie interessata venga sottratta al suo utilizzo agricolo (nonostante strane enunciazioni di illusorio rispetto ambientale) per creare parcheggi e grandi bacini di laminazione, con  sicure conseguenze sulla interruzione di ricarica della falda. Parliamo complessivamente di tutti gli interventi che utilizzerebbero circa 280 mila mq di prezioso territorio e paesaggio agricolo sul quale potrebbero essere realizzati complessivamente circa 135 mila mq di capannoni!

Non è possibile lì scaricare nulla nel suolo e sottosuolo perché lo ha detto e spiegato bene il Consiglio BACINO BRENTA e la Consulta (sull’area Rambolina), quanto prospettato e dichiarato dalle aziende (i progetti non sono stati ancora resi pubblici alla cittadinanza) in termini progettuali si aggrava la condizione idraulica in essere: tutta la zona serve per la ricarica della falda e perciò non si può scaricare nulla in quanto tutta quell’area è a rischio idraulico in base alla cartografia tecnica attuale del PAT e del PI.

I consulenti delle aziende nei giorni scorsi sono arrivati al punto di affermare che un intervento di insediamento industriale di tali proporzioni non avrà un impatto rilevante sulla rete viaria attuale, quando invece qualsiasi apporto di traffico leggero (lavoratori) e soprattutto pesante (camion e tir) andrebbe a peggiorare una situazione ad oggi già critica per la presenza della Superstrada nel quadro complessivo di questo fragile paesaggio ricco di testimonianze storiche e antiche come l’agro reticolato romano e la trama delle rogge e corsi d’acqua presenti da alcuni secoli!

“Il concetto di paesaggio non va limitato al significato meramente estetico di ‘bellezza naturale’ ma deve essere considerato come bene ‘primario’ e ‘assoluto’, in quanto abbraccia l’insieme ‘dei valori inerenti il territorio’ concernenti l’ambiente, l’eco-sistema e i beni culturali che devono essere tutelati nel loro complesso, e non solamente nei singoli elementi che la compongono. Il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico-edilizie… per assicurare la conservazione di quei valori che fondano l’identità stessa della nazione”. Sono statuizioni di una sentenza del Consiglio di Stato del 2014 (sent. n. 2222/2014, nello stesso senso Consiglio di Stato con sentenze n. 6276 del 7 novembre 2018 e n. 1313 del 21 febbraio 2020, n. 1313) che finalmente indica e precisa inequivocabilmente quali siano le priorità e le sensibilità per la tutela del paesaggio (art. 9 della Costituzione), ma che, in maniera distratta, i consulenti delle aziende che intendono costruire i capannoni non ricordano, e che invece ci deve necessariamente orientare alle scelte attuali e future.

L’art. 9 della Costituzione, così come novellato dalla legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni …”.

Ci chiediamo, ma perché una fabbrica di serrature ha più valore di una azienda che produce frutta e verdura? Ci sono industrie e lavoratori di serie A e altre di serie B? L’Amministrazione deve dare subito le risposte a tutta la cittadinanza!

ITALIA NOSTRA

Sezione di Bassano del Grappa

Bassano del Grappa 20/09/2022

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