Foto del giorno

Data: 4 Aprile 2022

Abbattuto lungo filare di tamerici per Jovanotti a Marina di Ravenna

Abbattuto in questi giorni, a Marina di Ravenna, in periodo vietato, un filare di tamerici lungo ben sessantacinque metri, per far posto al concerto di Jovanotti.

Giunge ai nostri recapiti l’immagine di uno striscione, dove si legge: “65 metri di tamerici abbattuti per Jovanotti in periodo vietato (per nidificazione)”. Segue poi la domanda se l’autorizzazione agli abbattimenti l’abbia concessa a Jovanotti il Sindaco di Ravenna, e dove siano finite, nel frattempo, le associazioni che si professano a favore dell’ambiente, come Fiab e WWF. E così scopriamo che ben sessantacinque metri lineari di piante di tamerici, alte oltre quattro metri, compreso un grande albero al termine del filare, presenti da almeno qualche decennio tra il bagno Ulisse e la zona della sede dell’Associazione Nazionale dei Marinai d’Italia, sono stati rasi al suolo per Jovanotti. Nessun dubbio che l’autorizzazione sia giunta dal Comune, in accordo con gli enti cui compete il demanio marittimo. Desta sconcerto, per non dire indignazione, che l’autorizzazione sia stata rilasciata nel periodo in cui il regolamento del verde del Comune di Ravenna prevede lo stop a tutti gli abbattimenti o lavori sugli alberi, in quanto periodo di riproduzione dell’avifauna. Una alta barriera frangivento, un patrimonio comune di alberature tipiche delle nostre spiagge sempre più antropizzate, sacrificati per lo show. Immaginiamo con tristezza che poi si parlerà di “compensazioni”, magari con apposita festa della piantumazione – meglio se in mesi primaverili o estivi – di nuove esili pianticelle poi abbandonate al loro destino. Ci chiediamo quale sia la ragione di queste scelte, visti i tempi siccitosi, i cambiamenti climatici e l’inquinamento pesante che affligge le nostre zone, per cui anche un solo singolo albero dovrebbe essere tutelato come una preziosa risorsa per la salute, il benessere e il decoro. Sconcerto per quanto avallato ed osannato dalle Istituzioni, che contribuiscono in questo modo a mantenere la cittadinanza nell’ignoranza di ogni elementare regola da esse stesse scritta, e a coltivarne il disprezzo dell’ambiente. In nome di abili speculatori senza scrupoli i quali, anziché pagare sostanziosi affitti per stadi o strutture dedicate, pretendono, a fini di lucro personale, di consumare e manomettere le nostre spiagge patrimonio comune con megaeventi del tutto incompatibili? Basta qualche farcitura “green” per imbonire le folle e tacitarne coscienze e conoscenze? Ci domandiamo, finito lo show, che cosa resterà.

Italia Nostra, sezione di Ravenna

Ravenna, 2 aprile 2022

 

Italia Nostra